D’Aloisio contro i vertici: lascio la Lega

Il fondatore del partito in città abbandona dopo le ultime nomine: «Sembra la succursale di Forza Italia, il merito non paga»
CHIETI. «Basta, esco da questa Lega. Adesso sembra una succursale di Forza Italia». Ha deciso Antonello D’Aloisio: «Non mi ritrovo più nei principi che contraddistinguevano il movimento quando entrai nel 2015. All’epoca, la Lega era composta di persone di buona volontà che volevano portare avanti il messaggio di Salvini: era una famiglia senza invidie, senza franchi tiratori e senza interessi personali da tutelare. Non c’erano quelle logiche di partito che invece si notano adesso. La Lega», dice D’Aloisio, «è diventata un ricettacolo di transfughi che provano a ottenere posizioni di comando negli enti soltanto perché il partito ha un seguito importante. Io mi sento ancora legato a quei vecchi principi della Lega ma il fatto è, a Chieti, quel partito non esiste più: c’è invece gente che si propone come alternativa all’attuale amministrazione ma di fatto ne fa ancora parte nei ruoli chiave».
Candidato sindaco nel 2015 quando a Chieti la Lega sembrava un salto nel buio, candidato alle ultime elezioni europee con 10.385 preferenze, D’Aloisio ha deciso di lasciare il partito dopo le ultime nomine decise dal coordinatore regionale, il deputato Luigi D’Eramo: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nota di D’Eramo con Emanuele Imprudente, già assessore regionale, nominato commissario provinciale di Chieti, e Anna Lisa Bucci, componente del cda della Tua, scelta come coordinatrice cittadina come se non ci fossero altre persone capaci di ricoprire quei ruoli. A me sembra che la Lega in Abruzzo funzioni esclusivamente intorno a un cerchio magico di persone: chi non ne fa parte ne resta escluso».
Da mesi le posizioni sono lontane: «La mia figura», dice D’Aloisio, «è stata completamente offuscata tanto è vero che non sono stato più interpellato per questioni della mia città. Per esempio, della candidatura a sindaco di Fabrizio Di Stefano, persona sulla quale io non ho niente in contrario per il suo impegno politico e la sua esperienza, io l’ho appreso da Facebook. È sbagliato il criterio alla base della scelta».
A Chieti la campagna elettorale è già partita: «Mi guarderò intorno con un unico obiettivo, la tutela della mia città. Mentre la Lega alloca posizioni, a me sta a cuore il futuro di questa città e non credo che gli altri lo abbiano più di me». Di certo D’Aloisio, politico che non ha mai pensato alla poltrona e avvocato stimato, è già corteggiato dai partiti: «Valuterò e deciderò cosa fare». L’impegno politico proseguirà ma non con la Lega: «Nel 2015 mi hanno scelto come candidato sindaco perché serviva una persona affidabile. Poi, sono rimasto attivo nel partito, dai gazebo in provincia fino ai viaggi della speranza a Pontida. Ma alle elezioni europee il partito ha remato contro di me e, a Chieti, ha appoggiato un candidato della Puglia». Dopo la prima crepa, il vaso è andato in frantumi: «Io non ho mai reclamato alcun ruolo, solo un minimo di considerazione. Ma non c’è stata. Il merito non paga».

