D’Angelo condannato per una lavanderia

Il sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo (foto), è stato condannato a 4 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) con l’accusa di omissione di atti d’ufficio per una vicenda legata a...
Il sindaco di Casacanditella, Giuseppe D’Angelo (foto), è stato condannato a 4 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) con l’accusa di omissione di atti d’ufficio per una vicenda legata a una lavanderia del paese. La sentenza è stata pronunciata dal collegio del tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio). Per l’accusa – rappresentata ieri in aula dal pm Giancarlo Ciani, che aveva chiesto una pena di 6 mesi – D’Angelo, «in qualità di sindaco, nonché responsabile dello sportello unico per le attività produttive del Comune, ometteva di adottare immediatamente, per ragioni di igiene e sanità, il provvedimento di chiusura» di una lavanderia. Un provvedimento che, sottolinea la procura nel capo d’imputazione, non è stato preso «pur avendo avuto contezza, a seguito della relazione della Asl e del proprio ufficio tecnico, delle carenze igienico-sanitarie ed urbanistico-edilizie dell’immobile in cui veniva esercitata l’attività». «Purtroppo pago le conseguenze di una diatriba tra due privati», si è sempre difeso il sindaco. «A presentare la denuncia è stato il proprietario dell’immobile dato in affitto. Sono certo di non avere nessuna responsabilità. Si tratta di una questione puramente tecnica, pertanto di competenza degli uffici comunali. In realtà, il provvedimento di chiusura è stato poi adottato». Il sindaco D’Angelo, difeso dall’avvocato Augusto La Morgia, si prepara ora al ricorso in appello. (g.let.)

