«D’Ottavio ha tradito la città e il partito»

16 Giugno 2017

Resa dei conti nel Pd dopo la debacle di domenica. Bonfante e Di Sipio contro l’ex sindaco: si è fatto sostituire da Coletti

ORTONA. Il fallimento del Pd alla tornata elettorale di domenica ha lasciato il segno, ma anche infinite polemiche. E così, dopo le parole di Camillo D’Alessandro, secondo il quale la debacle del partito è «il prezzo del rinnovamento», e dopo il commento dell’ex sindaco Vincenzo D’Ottavio che trova le cause nel «fallimento di D’Alessandro», è la volta di Matteo Bonfante e Nadia Di Sipio. Entrambi candidati al consiglio comunale alle ultime amministrative: il primo ha ottenuto 90 preferenze, la seconda – ex assessore della giunta D’Ottavio – è stata la preferita del partito con 168 voti. Le parole dell’ex sindaco non sono piaciute né all’uno né all’altra, che replicano infiammando ancor più il post-voto. «D’Ottavio ha tradito due patti», affermano, «il primo nei confronti della città, il secondo nei confronti del suo ex partito. Per cinque anni non ha fatto il sindaco, interpretando il ruolo come un hobby a cui dedicarsi poche ore al giorno. Non ha assunto decisioni, facendosi sostituire da Tommaso Coletti sia dentro che fuori dal Comune». Parole pesanti, ma Bonfante e Di Sipio proseguono e, sempre puntando il dito contro D’Ottavio, aggiungono: «Ha tradito il patto di lealtà con il suo partito sottraendosi alle primarie, evidentemente pensando di essere superiore alle regole. Passerà alla storia come il sindaco che per un capriccio personale ha utilizzato il Comune, dimettendosi con l’idea di regolare i conti dentro un partito che lo ha accolto chiedendogli solo una cosa: il rispetto delle regole». Poi una breve analisi su questa campagna elettorale: «L’epilogo della vicenda D’Ottavio si è mostrato tragico sia per il risultato elettorale che per la scelta di passare da sinistra a destra, quella stessa destra che per cinque anni gli ha fatto opposizione. Ennesimo smacco a quei cittadini che gli hanno consegnato le chiavi della città. Abbiamo presentato al commissario Camillo D’Alessandro due richieste. Anzitutto le primarie. Poi, un forte rinnovamento della lista del Partito democratico. Solo a queste condizioni la nostra candidatura sarebbe stata disponibile, perché mai avremmo accettato di partecipare al malcostume della politica dinastica, che oggi vale anche per D’Ottavio». Il riferimento è al fatto che il figlio dell’ex primo cittadino, Antonio Loris, ha appoggiato la candidatura di Peppino Polidori, ovvero il centrodestra. Un atto che Bonfante e Di Sipio, come lo stesso D’Alessandro nei giorni scorsi, hanno ricordato. Ma da parte sua Loris D’Ottavio commenta con diplomazia: «Credo che il dibattito politico ortonese abbia bisogno di nuova linfa vitale e fortunatamente quest’anno moltissimi giovani, come il sottoscritto, sono scesi in campo in varie liste civiche trasversali, un segnale indubbiamente positivo per la città», sottolinea. Tuttavia quando parla del Pd ortonese usa parole al veleno: «E’ palese per chiunque come l’ostruzionismo e il clientelismo danneggiano tutti, nessuno escluso».
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