Da Chieti a Durazzo per creare il porto

7 Dicembre 2014

La società dell’ingegner Merlino realizzerà un’opera da 65 milioni di euro: «Lì ho trovato le certezze, qui ancora no»

CHIETI. «Pensare in grande, e bisogna farlo anche e soprattutto nei momenti di crisi, per rilanciare l'economia e dare fiducia». E’ la filosofia dell'ingegner Domenico Merlino che a Chieti ha ideato e realizzato la manifestazione "I grandi progetti del Mediterraneo". E proprio in quella sede è nata l'idea progettuale che in questi giorni in Albania, a Durazzo sta per concretizzarsi in una importante realtà: un porto turistico intitolato a Giovanni Paolo II con 1.280 posti barca, dotato delle più moderne attrezzature portuali, di un parcheggio riservato di mille posti d'auto, di un eliporto e stazione di servizio, di un albergo da 400 posti letto, di un ristorante, di attrezzature turistiche e sportive (piscina e campi da tennis). Inoltre verrà realizzata una chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II e a santa Teresa di Calcutta, con una ampia area attrezzata per l'accoglienza dei fedeli. Infine sarà costruita anche una zona residenziale di 6mila metri quadrati e con un parco di 4mila metri dove troveranno posto negozi e ristoranti.

L’operazione, messa su dalla Merlino Progetti Albania, ha già ricevuto l'approvazione del governo albanese e della municipalità di Durazzo. Entro il 10 dicembre verranno definiti gli investimenti e resi noti i criteri di gestione, ultimo passo per l'avvio dei cantieri.

Il tutto avviene in un bacino naturale di grande valore ambientale «che rispetteremo e valorizzeremo - dice Merlino - con opere che serviranno a dare una grande spinta al turismo e a tutte le attività collegate, in una antica e splendida città che ha un grande patrimonio archeologico e culturale che merita di essere conosciuto». Il progetto, come altri già realizzati all'estero, ha avuto origine dall'evento Grandi Progetti del Mediterraneo giunto alla sua nona edizione, organizzato dalla società "Sviluppo, Mercato Solidarietà" di cui Merlino è presidente. Sms è la sigla in cui: «C’è il senso della sfida che abbiamo lanciato e che vogliamo vincere - dice Merlino - perché non ci può essere un reale sviluppo, una affermazione dei mercati senza aprirsi alla piena solidarietà tra i popoli, in una area, come quella del Mediterraneo, che ha un forte bisogno di essere riequilibrata per poterne sfruttare poi le grandi potenzialità. L'intervento programmato in Albania può essere un esempio da seguire».

L'intuizione di Merlino e dei suoi collaboratori è stata quella di creare attraverso progetti di grande impatto anche sociale una reale collaborazione tra i popoli, dove chi può dare di più lo fa nella certezza poi di essere ripagato. Ma torniamo al porto turistico Giovanni Paolo II. Perché questo nome? «Perché abbiamo voluto ricordare la grande figura di un papa che è stato capace, attraverso la sua azione, di abbattere non solo metaforicamente i muri che dividevano i popoli, affiancando il suo nome a quella a Teresa di Calcutta, la santa che l'Albania venera». Opere importanti e imponenti, ma quanto costeranno?

«L'investimento, di un gruppo bancario internazionale, è di 65 milioni di euro». I tempi di realizzazione? «In 24 mesi i lavori saranno conclusi».Una ultima domanda: perché avete scelto il territorio albanese?

«Intanto perché Durazzo e il suo territorio presentano condizioni ambientali ideali per realizzare i nostri progetti, ma soprattutto perché operando in Albania abbiamo avuto la certezza di poter agire in tempi brevi, senza il rischio di vedere arenata ogni buona intenzione di fronte ai tempi biblici e alle difficoltà che in altre realtà si frappongono a chi vuole operare». Polemizza con il suo Paese? «Non polemizzo, ma constato quella che è purtroppo la nostra realtà, dove troppe volte non c'è certezza né sui tempi, né sui diritti acquisiti, come sta capitando con Megalò 2 proprio nella mia città, con il risultato di vanificare le possibilità di finanziamento e buttare all'aria le potenzialità occupazionali legate alla realizzazione dell'impresa».

Lei parla di diritti, ma ci sono anche i doveri nei confronti dell'ambiente ed anche nei cittadini che vivono nel territorio. «Certo, è indispensabile coniugare diritti e doveri, ma per farlo occorre quella certezza nei percorsi da compiere che da noi è difficilissimo ottenere e questo fa sì che molte imprese cercano altre sponde per operare. Con lo sblocca Italia cambia qualcosa? «Chi fa impresa lo spera, nell'interesse di tutti i cittadini».