Da Finocchio a Di Marco sì al cambio del cognome

Alla prefettura, in meno di un anno e mezzo, sono arrivate 70 richieste L’aggiunta del nome della mamma è tra le cause più frequenti di modifica
CHIETI. C’è chi vuole cambiare disperatamente il cognome per dimenticare anni di tormenti a scuola e al lavoro. L’ultimo della serie è il signor Finocchio, che d’ora in poi si chiamerà Di Marco. Ma c’è anche chi preferisce vedere sulla carta d’identità il cognome della madre. Oppure chi ne ha troppi e ne vorrebbe meno.
Dal 2019 ad oggi, sono 70 le richieste di modifica arrivate alla prefettura di Chieti. Da qualche anno, la procedura da seguire è molto più snella: se considerata meritevole, serve poco più di un mese per sbrigare la pratica. Basta avere un motivo ragionevole per presentare la domanda e nessuno che si opponga nei trenta giorni in cui l’avviso sarà affisso sull’albo pretorio del Comune di nascita e di residenza. È il caso del signor Finocchio, nato a Chieti 29 anni fa, probabilmente oggetto di ironia e sfottò: in questo caso, l’ok è giunto dalla prefettura di Pescara perché abita a Montesilvano.
«Le richieste», fanno sapere dall’Ufficio territoriale del governo, «devono rivestire carattere eccezionale e sono ammesse esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni». In soldoni: non è sufficiente il semplice vezzo estetico. E ancora: «In nessun caso può essere richiesta l’attribuzione di cognomi di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova registrato l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di residenza». Tradotto: non ti puoi chiamare Giotto. E nemmeno Maradona o Cavour. Il decreto presidenziale del 2000 prevede tre motivi per chiedere il cambio: cognome «ridicolo, vergognoso o rilevante l’origine naturale», per intenderci quelli che venivano assegnati ai neonati abbandonati, come Degli Innocenti o Esposito.
I «portatori» di cognomi buffi di certo non mancano. E spesso, se scatta il sorriso, la colpa è tutta dei genitori che hanno accostato al cognome un nome che lo rende ridicolo. Ma questi casi sono meno di quanto si pensi. La maggior parte delle richieste riguarda chi desidera avere il cognome materno. Altra pratica diffusa è il ripristino del cognome d’origine da parte dei nuovi cittadini italiani, soprattutto donne dell’Est Europa. Il resto è una prateria di casi, con le motivazioni più fantasiose. Un uomo ha voluto aggiungere al suo nome quello del Santo a cui è particolarmente devoto.
Come confermano anche recenti sentenze dei Tribunali amministrativi regionali, possono essere sufficienti anche ragioni affettive. Una ragazza, ad esempio, ha chiesto di abbinare al suo cognome quello della zia che l’ha cresciuta.
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