Da quattro anni aspetta la pensione del marito morto

2 Dicembre 2016

La vedova non sa più a chi rivolgersi, la figlia chiede aiuto: papà lavorava in Francia, per l’Inps l’assegno risulta erogato

CHIETI. Perde il marito che ha lavorato tanti anni come emigrante in Francia e con lui anche la pensione di reversibilità.

Una storia amara quella della signora Filomena Di Marzio, 84 anni, vedova, dal 2012. Il marito, Giovanni Procida, ha lavorato per 12 anni in un cantiere edile francese. Un lavoro duro, tanti sacrifici lontano dagli affetti familiari che lo Stato francese ha cancellato con un colpo di spugna. O meglio con una lettera nella quale viene dichiarata l’impossibilità di erogare la pensione reversibile alla vedova per «carenza della documentazione richiesta».

«Una brutta storia che sta trascinando mia madre nella depressione» racconta con l’amaro in bocca la figlia Natascia «oltre a perdere il marito le viene negato anche il diritto della pensione di reversibilità». Ma per l’Assurance retraitelle de France quei 270 euro al mese non sono dovuti.

«Eppure noi abbiamo spedito tutta la documentazione necessaria per ottenere l’assegno che, va sottolineato, la Germania invece ha immediatamente erogato a mia suocera» aggiunge Carlo Catabbi, marito di Natascia «abbiamo speso più di 700 euro per legalizzare le deleghe necessarie che lo Stato francese non ha però riconosciuto come tali». Ma il fatto più grave è un altro. «Non riuscendo a ottenere nulla dal sistema assistenziale francese ci siamo rivolti all’Inps di Chieti per avere delle risposte» prosegue Catabbi «il nostro sconcerto è stato grande quando ci siamo sentiti rispondere che da documenti spediti dalla Francia risultava una regolare erogazione della pensione a mia suocera. Niente di più falso, e l’abbiamo dimostrato mostrando il conto corrente della vedova che non presenta alcun accredito di pensione da quella nazione».

Una storia misteriosa che sta facendo perdere il sonno a tutti componenti della famiglia che vivono a Orsogna. La Francia spedisce una lettera alla signora Filomena dove si rigetta la richiesta di pensione di reversibilità a firma di madame Martin, ma contemporaneamente invia il documento all’Inps teatino dove si preannuncia l’erogazione delle somme dovute. «Non sappiamo più a chi rivolgerci» proseguono Natascia e Carlo «è costoso e difficile trovare un avvocato francese che ci patrocini, abbiamo chiesto ai carabinieri se potevamo sporgere denuncia ma ci è stato detto che non è possibile. Ci sentiamo abbandonati. L’unica associazione che ci sta aiutando è l’Acli che ha sede in Francia. Possibile che nessuno riesca a sbrogliare questa matassa? Che senso ha vivere nella Comunità europea se non vengono assicurati i diritti più semplici di chi la abita? E lo Stato italiano cosa fa per difendere i diritti degli italiani costretti a emigrare all’estero? Niente di niente».

Natascia e Carlo, attraverso il Centro lanciano una richiesta di aiuto. «L’Inps ci ha liquidati in malo modo dicendo che sono problemi che non li riguardano mentre dalla Francia ci invitano a ripetere tutto l’iter da capo, ma così facendo» puntualizzano «in base a una loro legge mia madre perderebbe 12mila euro di arretrati dal momento che in caso di inadempienza da parte del richiedente (e non è il nostro caso) verrebbero erogate solo due mensilità pregresse».

Cosa si nasconde dietro a questa incredibile storia avvolta da interrogativi che non trovano risposta? «Non ci fermeremo» annuncia Natascia «difenderemo la memoria di mio padre e il diritto di mia madre a incassare la pensione che le spetta ».