Da Roma a Chieti in trasferta per rapina

I tre avevano già addosso parrucche e guanti quando la Mobile li ha arrestati Denunciato un teatino: è accusato di aver ospitato i banditi in casa propria
CHIETI. Nella mattinata di giovedì scorso una Fiat Punto arriva da Roma in città. A bordo ci sono due personaggi noti alle forze dell’ordine: il quarantanovenne laziale Romano Micconi e il cinquantanovenne di Roma Luigi De Filippo.
Una soffiata arriva alla Questura teatina e da allora gli agenti della Squadra mobile non perdono d’occhio nemmeno per un secondo i due. Controllati 24 ore su 24, in collaborazione con la squadra mobile di Pescara e agenti di altre squadre mobili. Sono convinti che Micconi, personaggio legato alla criminalità romana e nazionale, non è a Chieti, dove ha vissuto per due anni, per rivedere i vecchi amici, ma per tentare una rapina.
Appena esce dal casello autostradale, l’auto si dirige al Tricalle, dove De Filippo scende a casa del cinquantanovenne teatino Luigi D’acquini, anche lui già noto alle forze dell’ordine. La Punto riparte con Micconi alla volta di Pescara. Dalla stazione ferroviaria alle 12.30 arriva il quarantunenne torinese Alessandro Surgo, anche lui con svariati precedenti. Surgo sale sulla Punto di Micconi e i due tornano a Chieti. Nel pomeriggio Micconi, Surgo e De Filippo fanno vari giri tra Pescara e Chieti. «Sono giri perlustrativi», spiega il dirigente della Mobile, Francesco Costantini, «Micconi, quando organizza un colpo, si muove sempre su diversi obiettivi, scegliendo dove colpire solo all’ultimo momento».
Venerdì mattina i tre rubano una Fiat Uno in via Riacciardi, allo Scalo, e nel pomeriggio si muovono sia con l’auto rubata che con la Punto, alla quale, nel frattempo, hanno applicato una targa falsa che corrisponde a un’altra auto dello stesso modello e tipo. Nel pomeriggio sono pronti a mettere a segno la rapina. La polizia lo sa perché il momento più delicato per banche e uffici postali è proprio la chiusura e in particolare quella del fine settimana, quando gli impiegati devono ricaricare i bancomat. E così quando i poliziotti vedono i tre indossare guanti e parrucche intervengono. Micconi, Surgo e De Filippo vengono fermati a San Martino, nei pressi dell’ufficio postale della zona. «È un arresto in flagranza», ha spiegato Costantini in conferenza stampa, affiancato dal coordinatore della squadra mobile Bruno Gasbarri, e dagli agenti della terza sezione della Mobile, gli ispettori superiori Ivan Finore e Gabriele Miccoli, gli assistenti capo Antonio Scarinci e Carlo Biasone e l’agente scelto Tommaso Gallucci. Sono stati loro a pedinare i tre per 48 ore di filato, nonostante il caldo asfissiante degli ultimi giorni.
Micconi indossava una parrucca bionda, un cappellino, guanti e degli occhiali da sole. De Filippo una parrucca nera, un cappellino e aveva posizionato del silicone sulle dita, per evitare di lasciare impronte digitali. Surgo non indossava parrucche, aveva uno scaldacollo azzurro, guanti e un cappellino, ma sul naso aveva sistemato del cerone da teatro, per camuffare i lineamenti ed evitare verifiche antropomorfiche. In macchina c’era anche una borsetta nera da computer che, al posto di pc o documenti, conteneva fascette di plastica autobloccanti, per immobilizzare dipendenti ed eventuali clienti. C’erano inoltre una maschera a strappo, tipo quelle che si usano in motocicletta, e la riproduzione di un revolver, del tutto somigliante a una pistola vera. C’erano, infine, due radiotrasmittenti, uno scanner per intercettare le frequenze della polizia e tre telefoni cellulari di vecchia generazione, smontati e, dunque, senza batteria, letteralmente irrintracciabili.
«Abbiamo messo in campo 30 uomini», ha detto Costantini, «di Micconi conoscevamo alla perfezione il modus operandi. Ha diversi precedenti specifici. È un ex capo ultrà, vicino ad ambienti dell’estrema destra romana, simpatizzante dei Nar, Nuclei armati rivoluzionari. Conosce infatti l’ex terrorista dei Nar Mario Corsi, chiamato Marione. È specializzato in rapine e reati contro il patrimonio ed opera in tutta Italia. È persona stimata in diversi ambienti criminali, dove gode di amicizie e credibilità. Ha infatti collegamenti dappertutto e sicuramente aveva individuato diversi obiettivi dove colpire, alcuni anche a Pescara, visto che avevano fatto molti giri in centro. Da capo ultrà della tifoseria romanista faceva parte dei gruppo dei Boys che scalzò dalla curva giallorossa i Cucs, il gruppo di sinistra».
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