Dagli scavi per la linea elettrica viene fuori l’antico acquedotto

Il ritrovamento a ridosso di Palazzo d’Avalos: lavori bloccati per le verifiche della Soprintendenza Si ipotizza che la condotta idrica in laterizi sia quella utilizzata per alimentare le Terme romane
VASTO . Un’antica condotta idrica in laterizio che potrebbe aver alimentato in passato le Terme romane di via Adriatica. L’importante reperto archeologico è venuto alla luce durante i lavori di scavo per la rete elettrica effettuati da Enel, tra piazza del Popolo e piazza Lucio Valerio Pudente, a ridosso dello storico Palazzo d’Avalos. Gli interventi sono stati sospesi immediatamente e sul posto sono giunti i funzionari della Soprintendenza che, dopo aver fatto una prima ispezione, stanno ora valutando il periodo di utilizzo della condotta.
«Sono stato subito contattato», dice l’assessore alla cultura Nicola Della Gatta, «come accade per tutte le opere di distribuzione elettrica anche in questo caso gli interventi sono stati seguiti da un’archeologa presente durante i lavori. È emerso un condotto in laterizio e si sta valutando il periodo di utilizzo dello stesso. Di certo una spalletta del condotto ha riutilizzato un muro di età romana in opera mista (reticolato e laterizio). L’opera di valutazione in corso è condotta dai funzionari della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Chieti e Pescara, i quali sono stati presenti fin dal momento del rinvenimento. Questa sinergia istituzionale», prosegue Della Gatta, «ci rafforza nella convinzione che viviamo immersi in un patrimonio di bellezza che affonda le sue radici nel tempo e che, dalla tutela e dalla valorizzazione di questo nostro patrimonio, passa la qualità del nostro sistema di accoglienza e, quindi, la nostra capacità turistica. Dobbiamo sentirci tutti impegnati in prima persona in questa cura del bene comune», conclude l’assessore.
Nei prossimi giorni i funzionari della Soprintendenza effettueranno un sopralluogo per individuare il percorso della condotta che, si ipotizza, potrebbe aver alimentato in passato le Terme romane di via Adriatica che, dopo un anno di chiusura, torneranno ad essere fruibili il 24 giugno. Tra le ipotesi c’è anche quella che potrebbe trattarsi della prosecuzione dell’acquedotto delle Luci, una grande opera di ingegneria idraulica che fino al 1926 ha garantito l’approvvigionamento idrico del centro abitato, ma che con il tempo ha perso la sua funzione originaria. Ad accendere periodicamente i fari sulla sua importanza è la sezione di Italia Nostra del Vastese, guidata da Davide Aquilano, che da oltre dieci anni sta seguendo tutte le vicende relative all’acquedotto romano, dal punto di vista della tutela, della ricerca e della valorizzazione di questo importante monumento antico. Le attività che si sono svolte hanno cercato di far fronte, in via prioritaria, ai problemi legati alla tutela di un’opera continuamente minacciata dall’espansione edilizia.
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