Daita preso a pugni in centro E’ morto un anno dopo

8 Maggio 2016

CHIETI. L’ultima gravissima aggressione che si è verificata sul colle è quella che ha portato alla morte il giornalista teatino di 52 anni, Simone Daita. Un pestaggio dalle conseguenze mortali. Da...

CHIETI. L’ultima gravissima aggressione che si è verificata sul colle è quella che ha portato alla morte il giornalista teatino di 52 anni, Simone Daita. Un pestaggio dalle conseguenze mortali. Da quei pugni, infatti, Simone non si è più ripreso.

Dopo oltre un anno di coma, si è spento il 16 marzo scorso, mentre era ricoverato nel reparto di rianimazione del Santo Spirito di Pescara. Era la notte del 28 febbraio del 2015 quando Daita fu preso a pugni in piazza Vico. All’origine dell’aggressione la richiesta di una sigaretta da parte del giornalista. Poche ore più tardi, il ventiquattrenne teatino, Emanuele D’Onofrio, si è recato in questura per raccontare la sua verità, dicendo di aver sferrato un solo pugno contro Daita e di aver reagito in quel modo perché provocato dallo stesso Daita. La procura ha chiuso le indagini e il pm Giuseppe Falasca si avvia a chiedere formalmente il rinvio a giudizio per il ventiquattrenne teatino, dopo aver riformulato il capo di imputazione che, a seguito della morte di Daita, è necessariamente passato da lesioni personali a omicidio preterintenzionale.

Nell’avviso di conclusione delle indagini, notificato prima della morte di Daita, la procura ipotizzava che «D’Onofrio, nel difendersi dall’aggressione subìta da Daita, eccedeva deliberatamente nella difesa perché, raggiunto al mento da un pugno, percuoteva a sua volta l’altro colpendolo con i pugni su entrambi gli zigomi». Insomma, il ragazzo avrebbe agito per legittima difesa ma la sua reazione è risultata sproporzionata rispetto a quanto aveva subìto. (a.i.)