Dal borgo alla costa: percorso a piedi tra erbacce e ostacoli

Ortona. Gradini rotti all’esterno, scalinata a pezzi nel tunnel Viaggio del Centro sulla stradina che porta alla ciclopedonale
ORTONA . «Attenzione, sentiero accidentato e privo di illuminazione». Il cartello esposto dal Comune di Ortona in bella vista lungo il percorso che, accanto al Castello Aragonese, scende giù verso la costa, a due passi dalla spiaggia del Faro, avvisa del pericolo. Un tratto che ricongiunge il centro urbano e la parte bassa della città, esattamente come quel gioiellino del Parco Ciavocco che sorge a poca distanza da esso. Ma la differenza tra i due percorsi è evidente, perché se uno è già diventato simbolo della bellezza ortonese non si può dire lo stesso dell’altro. Il secondo esempio, infatti, rappresenta uno dei collegamenti tra Ortona e il mare lasciati al loro destino. Un vero peccato in tempi in cui si parla addirittura di opere importanti per la città, come la funicolare, per potenziare proprio il sistema di collegamento tra il centro e la costa. Il cartello all’inizio del sentiero avverte, le prime scalette che si incontrano lo dimostrano, il resto della passeggiata lo conferma. Gradini rotti e ciuffi d’erba che spuntano da essi si snodano all’inizio del percorso, al termine della Passeggiata Orientale e accanto al monumentale maniero.
Continuando a scendere verso il mare la strada diventa sempre più accidentata e va a concludersi praticamente alla base della pista ciclopedonale che dalla spiaggia della Ritorna prosegue verso nord. Ma questa non è la sola testimonianza che portiamo come esempio. Ci spostiamo a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Ortona e troviamo un cartello identico a quello precedentemente citato. È posto all’imbocco di un tunnel che si apre tra la vegetazione cresciuta rigogliosa ed in cui decine di scalini si inerpicano nella risalita verso la città. Le condizioni della zona che ci circonda lasciano parecchio a desiderare, ma entriamo nella piccola galleria per meglio renderci conto. Nel buio incrociamo un ragazzo che, con tanto di borsa in mano, scende a piedi dal centro urbano per raggiungere la stazione. Noi invece saliamo i gradini che tracciano un percorso in parte sbarrato con delle tavole di legno, a malapena in grado di ostacolare il passaggio. Solo dopo essere sbucati dal tunnel la situazione migliora: troviamo la foto che ricorda Antonio Masia, il marittimo sardo deceduto in quel punto nel 2000, a 40 anni. Da lì proseguiamo e le condizioni del percorso sono decisamente più accettabili. Ma non ci fermiamo e purtroppo individuiamo un’altra area in condizioni precarie. È appena al di sotto dell’Orientale, dove si conclude la nostra passeggiata tra il bello e il brutto di Ortona.
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