Dal Garante anche il caso-videocamere

Nuovi problemi per i vertici dell’ateneo dopo la vicenda dei compensi messi sul web: chieste spiegazione su 34 installazioni
CHIETI. Altri guai dal Garante per la privacy per l’università “d’Annunzio”. Dopo il pronunciamento di qualche giorno fa, secondo cui l’ateneo ha violato il diritto alla riservatezza quando ha reso noto i nomi dei 113 che avrebbero percepito in passato somme in eccedenza rispetto ai loro compensi, adesso arriva un’altra lettera del Garante.
Questa volta l’autorità per la protezione dei dati personali scrive all’ateneo chiedendo «integrazioni e precisazioni in relazione al trattamento di dati personali effettuato attraverso l’utilizzo dei servizi internet e di posta elettronica e al trattamento di dati personali effettuato mediante sistema di videosorveglianza».
Si tratta di due temi, quello sull’utilizzo del web e quello dell’installazione delle 34 telecamere interne, su cui c’è stato un forte scontro tra sindacati e direttore generale, Filippo Del Vecchio. In particolare per l’installazione delle telecamere i sindacati si erano rivolti anche all’Ispettorato del lavoro e alla Procura di Chieti, facendo presente che era stato innanzitutto violato lo Statuto dei lavoratori (articolo 4 della legge 300), che «vieta l’installazione di impianti audiovisivi per finalità di controllo a distanza dei lavoratori». Il direttore generale aveva fatto presente che non si trattava di «finalità di controllo» dei lavoratori, ma di esigenze di sicurezza interna all’università. La loro disposizione, però, suscitava parecchi dubbi tra il personale, perché le telecamere sarebbero state piazzate in posti strategici, da dove, volendo, si sarebbero potuti inquadrare, corridoi e ingressi, persino entrate dei bagni, macchinette del caffè e dispositivi di timbratura. Il sindacato contestò fortemente l’apparizione improvvisa delle videocamere lungo i corridoi della d’Annunzio. «Prima di tutto non siamo stati interpellati, ma messi davanti al fatto compiuto» protestarono. E per qualche giorno le telecamere rimasero spente. Poi, però, vennero attivate e tornò a sollevarsi il putiferio in concomitanza con la lotta dei dipendenti tecnico-amministrativi contro l’azzeramento dell’Ima (indennità mensile di ateneo) in busta paga.
Anche il nuovo regolamento sull’utilizzo della rete e dei dispositivi informatici ha suscitato problemi per quanto riguarda la tutela dei dati personali. E anche in questo caso il Garante solleva molte perplessità chiedendo all’ateneo chiarimenti e spiegazioni. «Nel richiamare l’attenzione su quanto previsto in tema di false dichiarazioni, attestazioni, esibizioni o documentazioni al Garante», si legge a conclusione della nota dell’Autorità per la protezione dei dati personali, «si fa presente che la nota deve pervenire entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della presente». E dunque l’ateneo ha un mese di tempo per rispondere.

