Danneggiarono tombe: in due ai lavori utili

San Salvo. Il giudice sostituisce le condanne con la “messa in prova” di 15 mesi alla Protezione civile
SAN SALVO. Si è conclusa ieri mattina davanti al giudice del tribunale di Vasto, Rosanna Buri, la vicenda giudiziaria che ha visto imputati due artigiani che danneggiavano lapidi e tombe nel cimitero di San Salvo. L’avvocato Antonello Cerella, difensore di D.B.C., 58 anni, di San Salvo, operaio edile, e di P.D., 50 anni, marmista originario di Bari ma da tempo residente a San Salvo, ha chiesto e ottenuto per i suoi assistiti in sostituzione della pena, la cosiddetta “messa in prova”. Il giudice ha disposto 15 mesi di osservazione da parte dei servizi sociali per entrambi gli accusati con la prestazione lavorativa nella Protezione civile. I due hanno risarcito le parti lese (Comune e onoranze funebri) rappresentate dagli avvocati La Verghetta e Brera.
D.B.C. e P.D. erano accusati di danneggiamento aggravato e continuato ai danni dei titolari dei loculi, vilipendio di tombe e furto oltre a turbata libertà commerciale. Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, in più di un’occasione, oltre ad infrangere vetri, lampade e cornici, rendendole inservibili, i due avrebbero versato sostanze corrosive sulle nomi e dati del defunti incisi, provocandone la distruzione. L’attività giudiziaria è stata coordinata dal sostituto procuratore di Vasto, Gabriella De Lucia.
La vicenda ha avuto inizio nel 2017. Ai carabinieri della locale stazione è stata presentata una denuncia per la distruzione di alcune tombe appena sistemate. Gli investigatori hanno subito capito che le incisioni funerarie non potevano essersi “sciolte” da sole. Gli inquirenti hanno ascoltato diversi testimoni e hanno iniziato a vigilare sul cimitero. In borghese o fingendosi congiunti di persone appena decedute hanno eseguito controlli accurati. I militari hanno così scoperto che i due denunciati prendevano di mira le lapidi subito dopo la loro posa in opera. (p.c.)
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