Danni da cinghiali, tagliati i risarcimenti
Gli agricoltori chietini denunciano 746mila euro di perdite, la Provincia prima approva le perizie e poi stanzia solo il 30%
CHIETI. I cinghiali massacrano i campi della provincia di Chieti, distruggono i raccolti e lasciano una scia di 746mila euro di danni. Ma gli imprenditori agricoli devono farsi bastare risarcimenti del 30%: per loro ci sono lo 267mila euro. Dopo il danno delle colture distrutte, arriva anche la beffa. E ormai non è più una novità per le aziende contadine in ginocchio: «È la stessa storia che si ripete ogni anno», dice Luca Canala, direttore provinciale della Coldiretti. A fronte di 746mila euro di danni denunciati dalle imprese agricole chietine e «valutati positivamente» dalla Provincia, i risarcimenti ammontano appena a un terzo: all’appello mancano 479mila euro. I fondi della Regione, girati alla Provincia, non bastano a indennizzare tutti i danni provocati dalla fauna selvatica. Su 394 richieste di rimborso presentate per il 2016 dalle ditte agricole della provincia, 314 sono state accettate e 80 rifiutate.
«La Regione non ha i fondi per coprire l’intero ammanco del valore agricolo che hanno subito le aziende, ormai non solo quelle dell’entroterra ma anche delle zone collinari e costiere», continua Canala che parla di un’invasione di cinghiali: «La provincia di Chieti è diventata un allevamento allo stato brado dei cinghiali». È impossibile dire quanti siano: «Si stima una popolazione di decine di migliaia di animali», dice Canala. La certezza è che arrivano ovunque: uno è spuntato nel giardino della piscina comunale a Chieti Scalo, branchi invadono la statale 16 a un passo dal mare tra Fossacesia e San Vito, altri raggiungono addirittura la pista ciclabile di San Salvo come testimonia un incidente recente. «Subiamo forti danni per la perdita dei nostri prodotti», spiega il direttore Coldiretti, «e veniamo risarciti solo parzialmente e a titolo di aiuto di Stato che è soggetto alla regola del de minimis. Ma una perdita di valore agricolo non può essere considerata un aiuto di Stato: deve essere equiparata a un risarcimento dei danni. Poi», continua Canala, «ogni anno è sempre la stessa storia: il budget stanziato dalla Regione copre soltanto parzialmente i danni subiti e noi non possiamo più sostenere questo stato di cose».
Per il 2015, su 410 richieste di rimborso, 336 erano state accettate e 74 rifiutate: il totale dei danni era stato di 627mila euro con 254mila euro disponibili con una mancanza di 372mila euro. Ora la forbice si è allargata di altri 100mila euro. «I danni vanno pagati per intero», dice Canala, «i cinghiali sono parte del patrimonio indisponibile dello Stato e la Regione, come organo dello Stato, non può pagarci parzialmente. Fatta questa premessa, noi agricoltori non vogliamo subire i danni: serve prevenzione che però, ora, non c’è. Abbiamo presentato un decalogo di proposte e speriamo nell’intervento delle istituzioni visto che, adesso, la presenza dei cinghiali non è più un problema tipico dell’agricoltura ma anche di pubblica incolumità con rischi di incidenti. Non basta più un’azione ordinaria», avverte Canala, «serve un intervento strutturale con una collaborazione tra Regione, Provincia e Ambiti territoriali di caccia. Abbiamo chiesto», conclude il direttore, «un gesto di responsabilizzazione al mondo venatorio: i danni non possono essere risarciti solo dalla Regione, c’è bisogno che cacciatori e Atc compartecipino».

