«Date un tetto ai miei quattro figli»

Occupò l’alloggio, ora l’Ater la sfratta: il marito primo in graduatoria ma case libere non ci sono
VASTO. Due anni fa ha occupato abusivamente un alloggio Ater per tutelare i quattro figli e dare loro un tetto. Citata in giudizio dall’Ater, ha vinto la prima causa ma ha perso in appello. Qualche giorno fa l’ufficiale giudiziario ha bussato alla sua porta e le ha consegnato una ingiunzione di sfratto. Paradossalmente il provvedimento è arrivato mentre il marito, da tre anni disoccupato e dal quale di fatto vive separata dopo l’occupazione dell’alloggio, ha raggiunto il primo posto nella graduatoria degli aventi diritto.
«Il Comune dice che al momento non dispone di case ma, se mandano via me, questo alloggio praticamente resta vuota e quindi spetta a mio marito», racconta R.B., «e se così non fosse io faccio appello comunque al Comune e alle autorità preposte: non lasciate i miei figli senza un tetto». La storia di R.B., quarantenne vastese e mamma di quattro bambini piccoli, è quella di una donna che per amore dei suoi figli è diventata abusiva. Il marito, D.D.A., dal 2013 è disoccupato. Due anni fa la donna, dopo aver aspettato a lungo una casa, ha occupato una delle case popolari Ater ed ha portato i quattro figli con sé. Il marito, invece, ha trovato un’altra sistemazione: in attesa dell’assegnazione è stato ospitato da alcuni amici.
«L’Ater ha fatto un’azione possessoria per riavere la casa ma ho vinto io. In appello, però, ho perso. Il 21 marzo dovrò lasciare la casa», racconta R.B., «la cosa assurda è che mio marito ha raggiunto il primo posto in graduatoria. Avrebbe diritto alla casa popolare ma il Comune sostiene di non avere case a disposizione. Ma se cacciano me la casa vuota c’è. Allora perché non ce la danno?», chiede R.B., «faccio appello alle autorità preposte: aiutate i miei figli e la mia famiglia. Questa è l’occasione per ricongiungerci. Assegnando a mio marito questa casa darebbero ai miei figli la serenità».
La donna è disperata. Il destino non le è stato amico. Da due anni vive un inferno: «Se sono arrivata ad occupare la casa in cui vivo è per disperazione. Ogni madre vorrebbe il meglio per i propri figli. Io chiedo un tetto per loro». Il 21 marzo l’ufficiale giudiziario busserà alla sua porta e lei teme di rimanere in mezzo alla strada, ma anche di non riuscire più a tenere unita la famiglia. «Se qualcuno può aiutare me e mio marito a risolvere questa assurda situazione, lo faccia», è l’accorato appello della mamma, «spero con tutto il cuore che vengano evitati provvedimenti che potrebbero rivelarsi traumatici per i miei figli. Mi appello al buon cuore degli amministratori ma anche dell’Ater. Fatelo per le mie creature. Assegnate a mio marito questa casa».
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