«De Carolis non danneggiò l’università»

Il giudice del lavoro annulla il provvedimento disciplinare dell’ex dg contro il senatore accademico
CHIETI. «Deve escludersi che l’intervento di Goffredo De Carolis nel Senato accademico del 6 dicembre 2016 sia stato idoneo a configurare un danno, anche solo potenziale, all’immagine dell’università d’Annunzio. Per questo motivo viene dichiarata la nullità del provvedimento disciplinare» emesso a suo carico dalla precedente amministrazione universitaria. È quanto ha sentenziato martedì scorso il giudice del lavoro Laura Ciarcia accogliendo il ricorso del dipendente della d’Annunzio De Carolis contro il provvedimento disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per tre mesi erogato il 3 marzo del 2017.
Una sentenza che mette la parola fine a un’intera stagione di forti contrasti interni all’ateneo con De Carolis, senatore accademico e rappresentante sindacale, portabandiera dell’accesa battaglia del personale contro l’allora direttore generale Filippo Del Vecchio e, di conseguenza, contro il rettore dell’epoca Carmine Di Ilio, entrambi finiti qualche mese dopo al centro di un’indagine per abuso e falso ancora in corso.
L’intervento di De Carolis in Senato riguardava lo stipendio del direttore generale, sulla cui congruità De Carolis chiedeva chiarimenti. E lo faceva, come ha fatto rilevare il suo avvocato Leo Brocchi, senza travalicare i limiti della continenza sostanziale e formale. Il giudice rileva inoltre «la particolare condizione di componente del Senato accademico» di De Carolis, che, ai sensi dello Statuto universitario, gli dà diritto di critica. «Il ricorrente», dice la sentenza, «ha legittimamente declinato il proprio dovere di esprimere un parere sulla legittimità dell’approvazione di voci di bilancio». Secondo l’ex dg, invece, De Carolis non aveva il diritto di fare quell’intervento in Senato: L’ateneo, infatti, si è costituito in giudizio contro il ricorso di De Carolis. «Il ricorrente», scrive il giudice riportando le ragioni dell’ex amministrazione universitaria, «in quanto dipendente, non poteva esprimere dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione e doveva evitare situazioni e comportamenti che potessero nuocere agli interessi e all’immagine dell’ateneo». Ma, per il giudice, «deve escludersi che il contenuto di quanto riferito nell’ambito della seduta del Senato accademico abbia assunto il valore lesivo dell’onore e della reputazione dell’ateneo». E così viene cancellato quel provvedimento sentito ingiusto dalla maggior parte dei dipendenti della d’Annunzio che si schierarono con De Carolis e minacciarono uno sciopero generale. Una manifestazione di solidarietà a cui aderirono anche diversi docenti. Gli stessi che poi presero posizione nel corso delle elezioni per il rettorato contro la vecchia gestione e che contribuirono all’elezione di un rettore, Sergio Caputi, che non avesse più nulla a che fare con il passato.
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