De Luca festeggia 104 anni con il mandolino

Chieti, l’ultracentenario di via Pescara spegne le candeline: non si separa mai dal suo strumento musicale
CHIETI . Ci sono tre cose che non lascia mai: la coppola in testa, un bastone per tenersi meglio in piedi e il suo amato mandolino. Nicola De Luca, nato a Chieti il 9 marzo del 1916, ha festeggiato 104 anni nella sua casa di via Pescara: è nato durante la Prima guerra mondiale, è stato internato in un campo di concentramento in Germania nella Seconda guerra mondiale e, adesso, alla televisione vede le scene dell’emergenza coronavirus. Ne ha passate tante in giro per il mondo: nel campo di concentramento di Kassel lavorava almeno 12 ore al giorno, patendo la fame e il freddo, e quei ricordi lo accompagnano ancora oggi: «Ci davano da mangiare la crusca ammuffita che davano ai maiali. Si pativa la fame, ma si stringeva i denti», questo ha raccontato durante l’ultima intervista, «un giorno, però, ho parlato con un ufficiale tedesco dicendo che anche noi italiani meritavamo un pasto dignitoso come gli altri, altrimenti non avremmo lavorato. Così hanno iniziato a darci pane e minestra. Non vedevamo mai la luce del sole. Il cielo era sempre grigio. Faceva un freddo da morire, si stava anche a -30 gradi».
Finita la guerra, De Luca è tornato a Chieti. Cresciuto in una famiglia di contadini, al suo ritorno a casa ha ripreso l’attività in campagna dei suoi genitori. Nel 1952 si è sposato. Ha un figlio e due nipoti. Il 2 giugno del 2016, nel giorno della festa della Repubblica, ha ricevuto dal sindaco Umberto Di Primio e dall’ex prefetto di Chieti Antonio Corona una medaglia al valore che custodisce nel cassetto.

