De Meis, l’Ateneo svela il suo progetto

Ecco lo studio dell’architetto Mascarucci, il prof made in Chieti spiega che mancano 6 mila metri quadrati all’appello
CHIETI. Quando riapriranno al pubblico i cancelli dell’entrata principale dell’ex ospedale militare, il visitatore si troverà di fronte prima di tutto la nuova biblioteca “De Meis”, ospitata nell’edificio ottocentesco a pianta rettangolare. Continuando il cammino potrà visitare gli spazi dell’università “d’Annunzio” nell’ex convento S. Andrea di epoca quattrocentesca, con il nuovo museo di Storia della scienza, la pinacoteca con la donazione di Alfredo Paglione e l’archivio storico dell’ateneo. Andando in fondo, infine, si troverà l’Archivio di stato, sito in un edificio nuovo da realizzare buttando giù le strutture a servizio della ex caserma, costruite di recente e di nessun pregio architettonico. Il visitatore non dovrà entrare per forza dal cancello principale, ma potrà usufruire degli altri accessi che ora sono sempre chiusi (i due passi carrai in via Ricci) e anche di tre nuovi varchi da creare. É quanto prevede il Piano sottoscritto per trasformare la ex caserma Bucciante nell’attesa cittadella della cultura, Piano che sta per affrontare il primo decisivo step nella riunione del 16 febbraio in Prefettura. In quella occasione, infatti, l’università “d’Annunzio”, presenterà il piano di prefattibilità messo a punto dal docente di urbanistica del dipartimento di Architettura, Roberto Mascarucci, e dal suo team composto da Aldo Cilli, Luisa Volpi, Francesca Garzarelli e Donato Piccoli.
PRIMO PROBLEMA. 6.000 metri quadri in meno «Il nostro studio serve a capire se il progetto si può realizzare o meno», spiega il professore teatino, esperto di studi di fattibilità, settore su cui ha scritto anche libri come l’ultimo del 2010 “Fattibilità e Progetto”. Il primo grande problema affrontato dal team universitario è dato dal fatto che Archivio di stato, ateneo e biblioteca hanno chiesto spazi che la caserma non ha. Mancano 6000 metri quadri all’appello e dunque Mascarucci chiederà a tutti di fare un piccolo passo indietro riducendo esigenze e aspettative. Proporrà anche soluzioni al problema: «Spazi da utilizzare in comune», spiega, «come la sala polifunzionale da creare nella navata centrale dell’ex convento, dove c’era la chiesa, ora suddivisa in tanti piccoli uffici, da abbattere per creare un ampio spazio a servizio, in particolare, della biblioteca e delle strutture universitarie». Altra soluzione è il silos tecnologico per conservare i libri, da realizzare a monte dell’edificio che permetterebbe di risparmiare altro spazio.
PAROLA D’ORDINE. Integrazione è la parola d’ordine. Una volta risolto il problema dei 6.000 metri quadri in meno si potrà andare avanti. E per farlo il docente, presidente del corso di laurea omonimo e membro della giunta di dipartimento, la parola d’ordine è integrazione. Declinata in tre livelli. Integrazione con il resto della città (mettendo a sistema i luoghi della cultura, secondo tesi che Mascarucci aveva già descritto in due lavori approvati dalle amministrazioni Cucullo e Ricci ma mai attuati), con il resto della villa comunale (rendendo non più “invalicabile” il limite delle mura militari) e all’interno del polo culturale tra le tre funzioni presenti.
L’ITER. Se la riunione del 16 darà il via libera, accettando le condizioni previste dal piano universitario, si potrà passare alla fase successiva con il completamento dello studio con tempi, costi e procedure. Per ora, a disposizione dell’iniziativa, ci sono i 4 milioni dell’ateneo, i 3 milioni di fondi Fas promessi dalla Regione (sempre che si faccia in fretta e non si perda il treno) e gli oltre 3 milioni dell’Archivio di stato.
Arianna Iannotti
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