De Titta, atti alle Soprintendenze
Le associazioni: le carte dicono che la scuola non può realizzarsi
LANCIANO. É pronto il dossier sull'area occupata dall'istituto superiore De Titta che sarà inviato alle soprintendenze provinciali dei beni archeologici e architettonici. A lavorarci sono state 13 associazioni cittadine (Liberal Pd, Fai, associazione Ilaria Rambaldi onlus, Cittadini in azione, Italia nostra, Polis frentana, pro loco Lanciano, Giako, associazione culturale Sant'Egidio, Inu, Nuova Lanciano, Tradiziondando ieri, oggi e domani e Nuovo Senso Civico) che contestano aspramente l'ampliamento dell'istituto attraverso la realizzazione di un fabbricato da 5 piani e oltre 5mila metri cubi di cemento in un'area considerata centro storico e di alta valenza storica e culturale.
«Avremmo preferito, come dovrebbe avvenire in qualsiasi paese civile», hanno stigmatizzato alcuni rappresentanti delle associazioni, «che a reperire studi e documenti sull'area del Torrione aragonese e del giardino all'aperto fossero stati gli esperti e non semplici cittadini. Non siamo dei tecnici, ma grazie alla passione per la nostra città siamo riusciti a reperire foto e documentazioni che nessuno degli enti che ha autorizzato l'opera si era mai preso la briga di esaminare. Adesso non ci sono più scuse, quell'opera non può essere realizzata».
Sulla questione interviene l'associazione Tradizionando ieri, oggi e domani. «Crediamo che l’impegno di questa amministrazione», scrive il presidente Claudio Piccirilli, «debba essere rivolto verso gli edifici scolastici carenti sulle norme per la sicurezza sismica e antincendio facendo in modo di convogliare i fondi previsti per la realizzazione della nuova ala del De Titta per adeguare le scuole esistenti in materia di sicurezza. Da scongiurare la realizzazione di un altro ecomostro a ridosso del centro storico ».
Per l'Inu (Istituto Nazionale di Urbanistica, sezione Abruzzo e Molise) lo stop al progetto approvato dal consiglio comunale «può essere l'occasione per mettere a punto una proposta, nella quale affrontare con organicità e con l'apporto multidisciplinare di storici, archeologi, architetti, urbanisti, sulla possibile fruizione urbana delle mura antiche». L'Inu promette di sollecitare l'amministrazione comunale sull'approfondimento «delle strategie di intervento sulle parti della città storica». (d.d.l.)
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