Del Biondo alla guida di Urologia a Napoli

Il medico teatino che vive a Lanciano, specializzato alla d’Annunzio, tra i più giovani primari d’Italia
LANCIANO. Parole che trasudano passione e amore per la medicina, per l’urologia e la chirurgia robotica quelle di Dario Del Biondo, nuovo primario urologo dell’ospedale San Paolo di Napoli. Del Biondo, che ha da poco compiuto 46 anni, è uno dei più giovani primari urologi d’Italia, è di Chieti e oggi si divide tra Lanciano, dove vive con moglie e figlia, e Napoli. «Sono nato e cresciuto a Chieti», racconta il primario, «ho studiato al liceo scientifico dove ho iniziato a pensare di dedicarmi alla medicina: mi affascinava la complessa macchina del corpo umano e volevo fare del bene agli altri. Avevo una visione un po’ romanzata della medicina, il medico supereroe, e mi sono iscritto a questa facoltà».
Del Biondo ha frequentato la D’Annunzio, dove si è anche specializzato in Urologia: una scelta affatto meditata. «È stato un colpo di fulmine», spiega, «è stato il primo reparto frequentato e fu una scoperta. Mi trovai in un bell’ambiente e capii che quella era la mia strada: l’urologia è disciplina completa, che abbraccia diversi ambiti e che permette di utilizzare la chirurgia robotica, altra mia grande passione». Il medico non resta a Chieti: «Nel 2009 vinsi un concorso per Urologia all’ospedale di Bassano del Grappa e fu una svolta: primario era Guglielmo Breda che è stato il primo urologo in Italia a fare una nefrectomia laparoscopica e usava il robot Da Vinci che per me ha rappresentato la svolta».
Per riavvicinarsi a Lanciano dove vivono la moglie e la figlia, Del Biondo si sposta così all’ospedale del mare di Napoli nel 2018. «Un ospedale nuovissimo dove c’era il Da Vinci», ricorda. Ed è qui che con la sua équipe inventa la Von, Vesuvian orthotopic neobladder, tecnica vesuviana di ricostruzione robotica della vescica dopo l’asportazione per un tumore. «Il nome “vesuviana” è in onore al territorio dove l’ho ideata», precisa, «è una tecnica di ricostruzione attraverso il Da Vinci dopo la cistectomia: si crea col robot una nuova vescica con un tratto di intestino. È una tecnica, tra le esistenti, pubblicata in riviste scientifiche internazionali. Permette un recupero maggiore, non hai corpi estranei, sacchetti esterni da gestire». Tecnica che gli è valsa diversi premi.
Tornerà “a casa”, in Abruzzo? «A Napoli sto benissimo», risponde, «devo molto a questa Asl che ha scelto anche di investire in strumenti per noi importati, sulla chirurgia robotica che rappresenta il presente ma anche il futuro, qui c’è una bella squadra. Ma vedremo». E oggi, a chi sta scegliendo una facoltà, consiglierebbe medicina? «Sì, ma bisogna avere passione e caparbietà. Il mio primario diceva che per essere bravi chirurghi serve essere audaci ma non temerari, mettersi in gioco ma saper fare, quindi lo studio è fondamentale. A questo bisogna unire passione e sacrificio».
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