Del Vecchio da archiviare? No di Cuccurullo e l’ex dg

5 Gennaio 2016

Nuova sfida in Ateneo: il presidente della Fondazione D’Annunzio e Napoleone si oppongono alla decisione della procura di chiudere l’inchiesta sulla calunnia

CHIETI. Il dg della d’Annunzio, Filippo Del Vecchio, sapeva che l’inchiesta sulla gestione della Fondazione d’Annunzio si era risolta in un nulla di fatto e quindi, quando ha accusato i suoi vertici di cattiva gestione, in realtà li ha calunniati. Possiamo riassumere in questo modo la tesi con la quale l’avvocato Camillo Tatozzi per conto dell’ex direttore generale, Marco Napoleone, e dell’ex rettore e attuale presidente della Fondazione, Franco Cuccurullo, fa richiesta di opposizione all’archiviazione dell’indagine per calunnia contro Del Vecchio. La vicenda parte da quando, il 7 gennaio 2014, il dg presenta un esposto sulla presunta “mala gestio” alla Fondazione d’Annunzio. L’esposto è contro ignoti, ma si tira in ballo il vertice della Fondazione. Parte l’indagine ma il pm Lucia Campo, dopo circa 13 mesi, il 21 febbraio 2015 ne propone l’archiviazione, proposta accettata qualche giorno dopo, il 9 marzo, dal giudice per le indagini preliminari, Antonella Redaelli. Ciò che indusse il pm a chiedere l’archiviazione fu la circostanza per la quale la vicenda risultava già essere stata al centro di una indagine precedente chiusa con un nulla di fatto. A questo punto si sono fatti avanti Cuccurullo e Napoleone che dicono di essersi sentiti calunniati perché, se Del Vecchio sapeva che la precedente inchiesta era stata archiviata, tornare a riproporre le stesse accuse vuole dire calunniare persone che già la magistratura aveva ritenuto innocenti. Parte così l’inchiesta per calunnia che, però, trova il primo stop il 16 settembre scorso quando il pm Giuseppe Falasca chiede di archiviare. L’ex rettore e l’ex dg, però, non si arrendono e fanno opposizione, attraverso l’avvocato Tatozzi. «Del Vecchio», scrive Tatozzi nella sua richiesta, «ha presentato l’esposto il 7 gennaio 2014 avendo piena consapevolezza della insussistenza di profili di rilievo penale, in quanto i rapporti tra Fondazione e università era già stati oggetto di indagini conclusesi nel 2008 con l’archiviazione del relativo procedimento, esito di cui egli era stato informato in più occasioni, ricevendo pure il relativo decreto». E dunque Del Vecchio sapeva, secondo le tesi di Tatozzi, e quando tornava a parlare di “mala gestio” stava quindi calunniando.

E se è vero che la denuncia di Del Vecchio è stata sporta contro ignoti, per Tatozzi è anche vero che «le attuali persone offese, seppure non indicate nominalmente in denuncia sono state individuate col riferimento alla carica rivestita, elemento sufficiente ai fini della configurabilità del reato». Ma tocca al gip decidere.