Del Vecchio, per ora il gip non archivia la calunnia

20 Gennaio 2016

Fissata per il 4 febbraio l’udienza dopo l’opposizione di Cuccurullo e Napoleone Quel giorno si saprà se la procura deve indagare ancora o no sul dg dell’Ateneo

CHIETI. Il giudice per le indagini preliminari Antonella Redaelli rialza il sipario sulla contesa tra ex e nuovi amministratori dell’università Gabriele d’Annunzio. Il gip, infatti, ha deciso di non archiviare l’indagine per calunnia contro il direttore generale Filippo Del Vecchio. Ad accusarlo erano stati l’ex rettore e attuale presidente della Fondazione d’Annunzio, Franco Cuccurullo, e l’ex direttore generale Marco Napoleone. A settembre scorso, però, il pubblico ministero Giuseppe Falasca, svolte le sue indagini, non ha ritenuro che Del Vecchio avesse inteso davvero calunniare i due e così aveva chiesto al gip di archiviare le indagini. Ma l’ex rettore e l’ex direttore generale si erano subito opposti alla richiesta di archiviazione e attraverso l’avvocato Tatozzi avevano fornito dettagliate motivazione sul perché entrambi ritenevano di essere stati calunniati.

Ed ecco che il gip ha deciso di non far calare il sipario sulla contesa dannunziana e ha fissato la data dell’udienza al termine della quale deciderà se archiviare tutto o rinviare gli atti in procura affinché indaghi ancora. Il legale di Del Vecchio e l’avvocato delle controparti dovranno presentarsi davanti al giudice il prossimo 4 febbraio, due giorni dopo l’inaugurazione dell’anno accademico. L’uno contro l’altro argomenteranno le proprie ragioni per permettere al gip di prendere una decisione sulla questione.

In un clima incandescente, di forte contestazione della passata gestione amministrativa dell’ateneo teatino-pescarese, ad aprire le ostilità anche sulla gestione della Fondazione d’Annunzio era stato proprio Del Vecchio. Il 7 gennaio 2014, infatti, il direttore generale consegna in Procura una denuncia sulla sua gestione: adombra una “mala gestio” e chiede agli organi inquirenti di fare luce su come viene condotta questa importantissima diramazione dell’ateneo dannunziano. Parte l’indagine, ma la pm Lucia Campo arriva alla conclusione che non vi è nulla di particolarmente rilevante nella gestione della Fondazione d’Annunzio e chiede l’archiviazione del procedimento. Il gip dà ascolto al pm e la questione si chiude lì. Anzi, avrebbe potuto chiudersi lì, se non fosse che nelle motivazioni della richiesta di archiviazione c’è un passaggio che non sfugge né a Cuccurullo e né a Napoleone, che partono proprio da lì per denunciare Del Vecchio per calunnia.

Il passaggio è quello in cui la Campo spiega di volere l’archiviazione perché l’indagine ricalca una precedente inchiesta sulla Fondazione finita anch’essa in un nulla di fatto e dunque, per il pm, sarebbe inutile ritornare ad indagare su una cosa che è stata già oggetto di inchiesta. Questa precedente indagine finita con un nulla di fatto era risalente al 2008, possibile che l’attuale direttore generale non ne sapesse nulla? Cuccurullo e Napoleone ritengono di poter provare che lui fosse a conoscenza dell’esito di quel procedimento. Che lui sapesse, dunque, che la magistratura aveva appurato che non erano stati commessi illeciti nella gestione della Fondazione. Ma, se il dg ne era a conoscenza, ciò significherebbe che ha accusato persone che sapeva essere innocenti. E perciò li avrebbe calunniati. Ma se è vero che l’esposto di Del Vecchio era contro ignoti, è anche vero che chi gestisce e ha gestito la Fondazione, si è sentito lo stesso chiamato in ballo. Queste le tesi argomentate da Tatozzi.

Vedremo il 4 febbraio che cosa ne penserà il gip Redaelli.