Delibera sul manager Asl, Febbo dal pm

1 Dicembre 2015

Il provvedimento firmato dalla giunta D’Alfonso non ancora pubblicato: «Perché tanta segretezza?»

CHIETI. Una delibera di giunta regionale approvata il 10 novembre ma tenuta nascosta dalla amministrazione regionale di Luciano D’Alfonso, in quanto non ancora pubblicata dopo 20 giorni dal via libera, sulla quale il presidente della commissione di vigilanza Mauro Febbo nutre seri sospetti. Infatti ieri mattina Febbo ha presentato una denuncia alla procura teatina. Il provvedimento top secret e finito nel mirino del consigliere regionale di Forza Italia riguarda la nomina del nuovo direttore generale della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto. «La censura portata avanti dal presidente D’Alfonso, denunciata da Forza Italia già nel mese di aprile continuerebbe così a operare i suoi pesanti effetti», continua Febbo, che ricorda come l’’assessore alla sanità Silvio Paolucci, hanno annunciato verso metà ottobre che non sarebbe stato nominato alcun manager in previsione della Asl unica e che quindi il facente funzioni Pasquale Flacco, subetrato a Zavattaro, sarebbe rimasto fino alla fine dell’anno. «Allora perché tutto questo mistero? Cosa c’è da nascondere?», domanda il presidente della commissione di vigilanza, «Non vorrei che la delibera contenesse "sanatorie” considerato, che ci potrebbero essere seri problemi in relazione alla proroga dell’incarico ad interim per il direttore facente funzioni e se fossero confermati si paleserebbero enormi criticità sulla legittimità degli atti firmati dallo stesso Flacco. In base al decreto legislativo 502/96 infatti nel caso in cui il posto di direttore generale sia vacante (dopo le dimissioni “forzate” di Zavattaro)», osserva Febbo, «può subentrare o il direttore amministrativo o il direttore sanitario (come nel caso di Flacco ndr), ma lo stesso decreto impone una nuova nomina entro 60 giorni». In questo caso fa notare il consigliere di Forza Italia «ne sono trascorsi molti di più senza altre nomine “ufficiali” e questo potrebbe creare le condizioni una serie infinita di ricorsi conto quegli atti emanati dal manager nel periodo di prorogatio dell’incacio.

«Intanto nella casa di vetro che D’Alfonso ci aveva promesso», conclude Febbo, «restano enormi zone ancora avvolte nell’oscurità».