Delitto Lizzi, nuovo filone nelle indagini

Carabinieri in attesa dei risultati su altri reperti inviati ai Ris di Roma e confrontati con quelli trovati in casa del pensionato
MONTEODORISIO. Omicidio di Antonio Lizzi, 69 anni: le indagini sulla sua uccisione hanno ripreso vigore. La delicata vicenda è tenuta segretissima ma gli investigatori avrebbero individuato un nuovo filone di indagini che potrebbe portare presto al nome dell’omicida. Fondamentali saranno i risultati che arriveranno da Roma su nuovi elementi repertati. Gli inviti ai cittadini, da parte del sindaco Saverio Di Giacomo, a collaborare con i carabinieri per evitare che il delitto - la salma fu scoperta il 4 febbraio 2018 - restasse impunito sono caduti nel vuoto, ma i carabinieri non si arrendono e dal giorno del delitto portano avanti con discrezione e determinazione, una capillare attività d’indagine. Sia i carabinieri e sia la Procura di Vasto stanno facendo il possibile affinché il delitto commesso in paese non resti senza un colpevole.
A Monteodorisio sarebbe la seconda volta. C’è infatti un precedente. Nel 1979, mentre faceva provviste di acqua vicino a una fontana alla periferia del paese, qualcuno tese un agguato a un agricoltore quarantenne. L’assassino lo colpì alle spalle con un fucile e poi infierì sull’uomo ferendolo in testa con il calcio del fucile. Poi sparì. Nessuno allora fu in grado di aiutare i carabinieri a scoprire l’omicida. Anche chi ha ucciso Antonio Lizzi è stato molto furbo. Le tracce di Dna trovate in casa della vittima fino ad oggi non hanno aiutato gli investigatori, ma esami più recenti potrebbero portare i frutti sperati. Dopo ripetuti sopralluoghi, a Roma i Ris proseguono perizie e sofisticati accertamenti sul materiale repertato. L’assassino - che quasi sicuramente ha avuto dei complici - potrebbe non essere andato lontano, ma nessuno riesce ancora a spiegare perché Antonio sia stato ucciso.
La tragedia di contrada Marracola non può avere un movente economico. Lizzi non era benestante. Sia la casa e sia il Fiat Fiorino dell’uomo sono ancora sotto sequestro. Sono in tanti in paese a ritenere che la chiave del giallo si trovi in uno zainetto con le rotelle che Lizzi portava sempre con sé. L’uomo potrebbe aver dichiarato incautamente qualcosa sul contenuto dello zainetto che ha fatto scattare una sorta di spedizione punitiva nei suoi confronti. Di sicuro Lizzi è stato picchiato selvaggiamente. Il medico legale al termine dell’autopsia parlò di “asfissia per compressione violenta del torace”. La morte non fu istantanea. La vittima era stata legata. Prima di morire il pensionato è stato colpito con violenti calci da una o più persone che gli sono saltate addosso. Le costole fratturate hanno perforato i polmoni del sessantanovenne. Lizzi trovò gli assassini davanti a casa. Qualcuno di loro lo conosceva? Le indagini proseguono nel più assoluto riserbo. (p.c.)
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