Denuncia l’amato per truffa e chiede i danni

Sedotta in chat intesta a lui un’azienda ma poi scopre che ha una condanna per violenza sessuale
LANCIANO. Sedotta e truffata. Le ha fatto credere di essere la donna della sua vita, l’ha corteggiata come nessuno aveva fatto mai. Poi ha agito.
Lei era innamorata e lui, R.R., 52 anni di un paese del Frentano, ha approfittato della “debolezza” di una donna accecata dall’amore per farsi aprire una società nel campo dell’edilizia, la “D4 srl”, dove lei pagava contabilità, affitto (4.380 euro), schede prepagate, telefoniche e lui incassava solo i soldi. Li ha incassati e se ne è andato. O meglio è dovuto andare via quando la donna, leggendo il Centro, scoprì che quel “suo” uomo era stato appena condannato dalla Corte d’appello dell’Aquila per sequestro di persona, violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione e minacce a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Spaventata, si è rivolta all’avvocato Paolo Sisti. Che nel processo che si è aperto ieri per truffa davanti al giudice Andrea Belli, si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento danni di 30mila euro: 25mila euro che sono i soldi spillati dall’uomo e 5mila di danni morali.
«È una storia che risale al 2012/2013», racconta Sisti, «per la quale la mia assistita paga ancora le conseguenze, anche materiali per via della società fattale aprire dall’uomo conosciuto sui social. Prima in chat, lunghe chiacchierate, poi l’incontro e l’inizio della relazione».
Una relazione condita da un truffa come si legge nel capo di imputazione perché R.R. “dopo averla convinta di aver instaurato una relazione stabile sentimentale e nella promessa di restituirle le somme erogategli la induceva a compiere in suo favore svariati atti negoziali - quali prestiti di somme di denaro, accensioni finanziamenti immobiliari e copertura dei debiti contratti- nonché ad intraprendere un’attività imprenditoriale nel settore edilizio previa costituzione di una società alla gestione della quale conseguiva per la parte offesa l’accollo degli oneri fiscali e degli obblighi contrattuali assunti dall’imputato verso fornitori e terzi creditori. Così si procurava un ingiusto profitto di 25mila euro con pari danno per la parte offesa”.
«L’articolo del Centro le ha fatto aprire gli occhi», ha concluso l’avvocato Sisti, «poi i comportamenti dell’uomo, diventato aggressivo e sfuggente hanno fatto il resto».
A processo, fissato al 17marzo 2016, l’uomo dovrà dire la sua, raccontare la sua versione dei fatti per scagionarsi dall’accusa di truffa. (t.d.r.)
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