«Denunciare è la scelta migliore»

18 Aprile 2024

Il papà di uno dei picchiati: «Grazie ai carabinieri, vicini a mio figlio oltre la divisa»

CASALBORDINO. «Denunciare non è stata la scelta più facile, perché ci vorrà tempo per avere giustizia, ma sicuramente è stata la migliore. A chi è vittima di violenze o soprusi dico di non spaventarsi e di portare questi fatti a conoscenza delle forze dell'ordine». Massimiliano Cocchino ha pianto appena ricevuta la notizia delle prime denunce per la brutale aggressione al figlio 18enne Matteo Rocco, pestato la sera di Pasquetta da un branco di coetanei a Fossacesia. La famiglia è assistita dall’avvocato Massimiliano Sichetti. «Il mio grazie va ai carabinieri», dice, «si sono tenuti sempre in contatto con noi, per incoraggiarci e sincerarsi delle condizioni di Matteo. Li abbiamo sentiti umanamente vicini, oltre la divisa, e in più sono stati rapidissimi. Ma voglio ringraziare anche chi ha girato i video del pestaggio, rivelatisi molto utili alle indagini. Mio figlio non conosceva i suoi aggressori, non li avrebbe riconosciuti. Queste persone hanno rischiato in prima persona: se il branco li avesse visti riprendere la scena, non oso pensare cosa avrebbe fatto, visto che Matteo è stato aggredito mentre faceva una storia su Instagram». Studente del quinto anno e dj per professione, domenica scorsa Matteo è tornato sul luogo dell’aggressione. «Donato Di Campli (titolare del Supporter, nelle cui vicinanze sono avvenuti i fatti, ndc) lo ha rivoluto subito in pista», racconta Cocchino, «è voluto andare da solo, con la stessa auto di quella sera, ancora ammaccata. Noi eravamo lì, con gli amici, per supportarlo. Matteo inizierà una terapia psicologica e ha tolto i punti al labbro, probabilmente dovrà sottoporsi a intervento chirurgico per sanare un’imperfezione. Niente di che a confronto di come poteva andare. Le persone perbene, se escono, devono tornare a casa sane e salve», ammonisce Massimiliano, «e se capita qualcosa, devono denunciare. Che esempio avrei dato a mio figlio se non lo avessi fatto o mi fossi fatto giustizia da solo? Ho detto: “Crediamoci”, scegliendo la via della legalità e anche un po' di clamore mediatico, che non guasta. Non è facile tuttora, ma se non lo avessimo fatto saremmo morti dentro, giorno dopo giorno. Mi dispiace per i genitori di questi ragazzi, perché io da genitore sarei molto deluso se mio figlio facesse una cosa del genere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA