Deportati e internati del Chietino 20 medaglie per il debito morale 

Il prefetto Forgione consegna i riconoscimenti alla memoria di quanti furono destinati al lavoro coatto Ben 11 attestati a Tollo, il sindaco Radica: grazie alla ricerca del vicesindaco D’Incecco e di una volontaria 

CHIETI. “Debito morale” da saldare attraverso un riconoscimento, anche solo simbolico, come le Medaglie d’Onore. In questo modo il prefetto Armando Forgione ha presentato la cerimonia della consegna delle Medaglie d’Onore, conferite dal Capo dello Stato alla memoria di 20 cittadini della provincia teatina. Il riconoscimento viene assegnato con decreto presidenziale ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. Persone come Vincenzo Di Pillo, classe 1922 di Tollo, all'epoca militare dell'Esercito italiano, fatto prigioniero dai tedeschi a Milano, deportato in Germania nel settembre del 1943 e costretto a lavorare in una fabbrica che produceva 60 carri armati al giorno. «Per mangiare raccoglieva bucce di patate dal bidone dell’immondizia», hanno ricordato i figli, i gemelli Tonino e Pina, «in quel bidone ci si tuffava dentro, nella speranza di trovare qualcosa di commestibile. Viveva in fetide baracche, dove non ci si poteva lavare. Una o due volte ogni 15 giorni, nudi, erano i tedeschi a lavare i prigionieri gettando loro addosso l’acqua degli idranti». La deportazione terminò l'8 maggio 1945. Di Pillo riuscì a tornare a casa anche con una gamba rotta. Pesava 38 chili.
Tollo è il paese che ha presentato più richieste di Medaglie d’Onore. Ben 11, compresa quella di Di Pillo. «Lo dobbiamo», dice il sindaco Angelo Radica, «al gran lavoro dell’ex vicesindaco Amalia D’Incecco che, insieme a una volontaria, ha portato avanti, per la prima volta a Tollo, una ricerca certosina e a tappeto. Tramite gli archivi sono state ricostruite le storie di tanti deportati. La maggior parte è tornata viva». Come Di Pillo, che è venuto a mancare sette anni fa.
La cerimonia si è svolta alla presenza delle autorità istituzionali nel salone storico della prefettura. Per Tollo, oltre a Di Pillo, le medaglie sono andate a Giusto Berrini (ritirata dal nipote Roberto Tomassetti), Nicola Ciccolallo (ritirata dal nipote Antonio Brunetti), Pasquale Colicchia (ritirata dalla figlia Maria), Tommaso D’Eusanio (ritirata dal figlio Lucio), Domenico Di Pietro (ritirata dal nipote Fiorenzo Pagnanelli), Giovanni Orsini (ritirata dalla cognata Maria Assunta Paolucci), Antonio Perantuono (ritirata dalla nipote Maria Pia Mastrobuoni), Antonio Polidori (ritirata dal nipote Licio Cavuto), Luigi Radica (ritirata dalla figlia Antonietta) e Antonio Tiberio (ritirata la figlia Lina).
Due riconoscimenti sono andati a Fara Filiorum Petri alla memoria di Nicola Ciavalini (ritirato dal nipote Nicolino) e Rocco D’Aloisio (ritirato dal figlio Camillo). Una medaglia a testa è stata consegnata al miglianichese Orazio Tomassetti (ritirata dalla figlia Ivana) all’atessano Giuseppe Fantasia (ritirata dalla nipote M. Giuseppina), al francavillese Ferruccio Lodi (ritirata dalla figlia Maria Rosaria), al vastese Giovanni La Palombara (ritirata dal nipote Luciano Cicchitti) e al teatino Arcangelo Santoro (ritirata dal figlio Carlo). Due riconoscimenti, infine, ai lancianesi Carlo Alfino ed Enrico Alfino, ritirati per entrambi dal nipote Carlo. (a.i.)
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