Depuratore, il riesame ha scagionato Valerio

14 Febbraio 2017

Il professionista sospeso dal Consorzio adesso ricorre al giudice del lavoro Il paradosso: per Ruffini non può rientrare, ma può lavorare alla diga di Chiauci

CHIETI. «Non risulta aver mai partecipato direttamente alle attività illecite, né, addirittura, aver avuto contezza della attività criminose consumate da altri coindagati». Non lasciano adito a fraintendimenti le conclusioni alle quali è giunto il Tribunale dei Riesame dell’Aquila, (presidente Ciro Riviezzo, giudice Carla Ciofani, relatore Mario Cervellino), e messe nero su bianco nell’ordinanza con la quale ha annullato la misura cautelare disposta nei confronti di Tommaso Valerio, 43 anni, originario di Orsogna. Il professionista, responsabile tecnico del consorzio di Bonifica Centro, era finito agli arresti domiciliari nell’ottobre del 2016, nell’ambito di una maxi inchiesta dell’antimafia dell’Aquila, relativa a traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, truffa ai danni dello Stato e abuso d’ufficio. L’ordinanza ripercorre in modo circostanziato i vari passaggi della vicenda: «Il tribunale», si legge nel documento che annulla il precedente provvedimento cautelare, così come richiesto dal legale di Valerio, l’avvocato Marco Femminella, «non ritiene rivestiti del necessario carattere di gravità gli indizi raccolti a carico del ricorrente». Non solo, perché come rileva il collegio, «come emerge dal compendio indiziario, e principalmente dalle copiose intercettazioni di conversazioni, non risulta aver mai partecipato direttamente alle illecite operazioni ascritte, né addirittura aver avuto contezza delle attività criminose consumate da altri coindagati». Tra l’altro, evidenziano i giudici, le concrete possibilità di intervento di Valerio nella vicenda «si palesano come assai flebili, non essendo accompagnate da alcun potere di spesa o di firma». Per quanto riguarda le accuse legate alla miscelazione di fanghi e all’attribuzione di un falso codice Cfr ai rifiuti trattati, dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti, emerge che la responsabilità sarebbe in capo a un coindagato, e che Valerio sia stato addirittura informato male di ciò che accadeva. «Analogamente», si legge ancora nell’ordinanza, «può dirsi per quanto riguarda le contestate attività di smaltimento di percolato contenente arsenico e di altri contenuti di azoto ammoniacale». Anche in questo caso non sono emersi elementi che attestino un diretto coinvolgimento di Valerio nella vicenda. Tra l’altro, i giudici evidenziano che il professionista era a conoscenza dei dati risultanti da schede contraffatte che gli venivano trasmesse da altri, senza aver avuto alcuna consapevolezza della situazione reale in cui versava il depuratore. «Dalle conversazioni intercettate», evidenza ancora il Tribunale del Riesame, «emerge che uno dei coindagati non solo nascondeva al responsabile tecnico la realtà dei fatti, ma forniva allo stesso, in numerose ipotesi, false giustificazioni circa eventuali superamenti dei parametri di legge, che nella specie non era riuscito a occultare». Intanto Valerio è stato sospeso dalle sue funzioni in seno al Consorzio di bonifica Centro. Contro la sospensione è già stato presentato un ricorso davanti al giudice del lavoro. La decisione, precisa il commissario del Consorzio, Claudio Ruffini, prende le mosse proprio dall’inchiesta penale in corso. «Il procedimento giudiziario non si è ancora concluso», ha detto, «è il provvedimento già adottato resta in piedi». Nel frattempo, però, Valerio è stato nominato responsabile della sicurezza della diga di Chiauci.