Depuratori, in 97 sott’inchiesta

3 Luglio 2014

A Lanciano l’indagine ambientale più grande d’Abruzzo: nel mirino finiscono le falde acquifere

LANCIANO. La Procura di Lanciano in campo contro chi inquina l’ambiente e rovina l’estate. In particolare dall’inchiesta sulla gestione di 97 depuratori in funzione nelle aree di Lanciano e della Val di Sangro è stato aperto un nuovo filone di indagine sull’inquinamento di falde acquifere e del suolo nella zona di Sant’Amato. Il titolare della maxi inchiesta, il procuratore capo Francesco Menditto, molto sensibile alle questioni ambientali, si sta occupando sia dei risultati dei controlli sui depuratori avviati da mesi sia dell’inquinamento delle falde acquifere nella contrada di Sant’Amato, e sembra anche delle contrade limitrofe di Nasuti e Madonna del Carmine, dove gli scarichi fognari di decine di abitazioni sarebbero stati collegati direttamente ai pozzi o scaricati nel terreno senza passare per le fogne e i depuratori.

«L’inchiesta sui depuratori e gli scarichi fognari è ancora aperta e il nuovo filone è da sviluppare», conferma Menditto che mantiene assoluto riserbo sulle indagini. «Sui depuratori posso solo dire che sono appena arrivate le schede tecniche delle consulenze che ora analizzeremo. Sull’altra inchiesta non proferisco parola». Una mole consistente di materiale quella da analizzare sui depuratori e gli scarichi visto che è stato notevole il numero di documenti che la Procura, la polizia provinciale e le guardie forestali hanno visionato e prelevato dalla Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato. Documentazione relativa alle concessioni, alle autorizzazioni allo scarico, qualità delle acque, atti amministrativi che spesso sono stati rilasciati dai Comuni in passato. Atti accanto ai quali la Procura affianca un monitoraggio continuo anche perché le acque depurate finiscono nei fiumi e nel mare dove migliaia di bagnati assaporano l’estate.

La stessa Sasi ha realizzato progetti destinati alla depurazione e alle fogne per costruire impianti dove mancano e mettere a norma quelli esistenti. Ad esempio sul depuratore di Santa Liberata è stato montato un impianto nuovo di trattamento dei fanghi che ha migliorato, come rilevato dalla Procura, la qualità dell’acqua depurata e dell’aria della zona. Ma ci sono scarichi che ai depuratori non arrivano. E’ il caso delle abitazioni di Sant’Amato che riversano i reflui direttamente nel terreno, compresi quelli dei servizi igienici. Un problema annoso e grave che ha portato in passato il Comune a vietare di usare l'acqua dei pozzi. Ma ora ci sono l’inchiesta di Menditto ed i controlli della Polizia Provinciale e di quella municipale che hanno già elevato multe pesanti. La legge prevede sanzioni da 6mila a 600mila euro per i proprietari delle abitazioni più vicine alla fogna a cui non si sono allacciati, e da 600 a 3mila euro per chi è più lontano.

A scoperchiare il caso sono state le analisi fatte fare da un residente sulle acque del proprio pozzo risultate contaminate sembra da streptococchi e altri batteri. Comune di Lanciano e Provincia di Chieti inizieranno a bonificare l’area ma, in attesa che la Sasi completi la fogna, i proprietari delle case devono dotarsi di pompe di sollevamento per allacciarsi alla condotta esistente o di pozzi Imof.