Detenuti bibliotecari con il progetto di riordino dei libri

12 Maggio 2018

Accordo tra Casa circondariale di Villa Stanazzo e Comune La direttrice dell’istituto: lavoro encomiabile, esempio in Italia

LANCIANO. È una realtà di eccellenza la Casa circondariale di Lanciano. Un luogo dove l’isolamento, la colpa, il crimine e la solitudine vengono soppiantati da una corposa serie di attività di rieducazione, integrazione, accrescimento culturale e sociale. E non solo per i detenuti, ma per tutti quelli che, semplici volontari, guardie, dirigenti penitenziari e amministratori, decidono di mettersi in gioco in quello scambio di emozioni e di umanità tra il “dentro” e il “fuori” che è tra le esperienze più potenti che si possano provare. E a regalare libertà, coraggio, voglia di riscatto e di svegliarsi con un obiettivo sempre nuovo al mattino, nel carcere di massima sicurezza di Lanciano da qualche anno è arrivata la lettura. Si chiama “Biblioteche fuori le mura” la convenzione con l’amministrazione comunale di Lanciano per la riorganizzazione e catalogazione del patrimonio librario della biblioteca penitenziaria.
All’inizio del lavoro, avviato circa tre anni, fa c’erano 1.800 libri organizzati alla bell’e meglio tra polvere e disordine e solo 10 persone su 212 che utilizzavano la biblioteca. Oggi, grazie all’impegno dell’amministrazione penitenziaria, dei responsabili della sicurezza e dell’area trattamentale e dei referenti del progetto, Gianvincenza Di Donato e Pierluigi Silvi, la biblioteca del carcere è perfettamente organizzata come una biblioteca di comunità. Organizzazione, modi e tempi di prelievo dei volumi in prestito, etichette, software di catalogazione secondo standar nazionali, ricordano in tutto e per tutto le biblioteche cittadine. E i detenuti che ogni volta si sono cimentati nel mestiere di bibliotecario sono diventati talmente esperti che due di loro lavorano effettivamente nelle strutture di Lanciano e Mozzagrogna.
Ad oggi su 232 detenuti ben 158 vanno abitualmente a prendere un libro in prestito. «Mi piace definirci una comunità di lottatori», spiega la direttrice del carcere, Lucia Avvantaggiato, «e grazie all’amministrazione di Lanciano che svolge con noi un lavoro encomiabile che porto a esempio in tutti gli istituti d’Italia, riusciamo a fare tanto. A cosa serve fermarci solo al crimine commesso? Se ci si fossilizza sulla colpa e sulla condanna la società non evolve». E assieme ai tanti progetti promossi nella Casa circondariale, da sei anni è un fiore all'occhiello il concorso nazionale “Lettere dal carcere”, portato avanti da Tonino Di Toro. «Anche detenuti che sono in carcere per i crimini più efferati», spiega Di Toro, «hanno emozioni e amore da tirare fuori. È la loro parte migliore».
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