Di Cicco Antonio vince in Cassazione

13 Novembre 2019

L’azienda di liquori non dovrà pagare un milione e mezzo di tasse

MOZZAGROGNA. La Cassazione ha rigettato i ricorsi delle Agenzie delle entrate e delle Dogane contro la Di Cicco Antonio srl, di cui il figlio Francesco è l’amministratore: lo stabilimento di liquori di Mozzagrogna, con sede legale a Villa Santa Maria, non dovrà pagare l’importo complessivo di 1.513.000 euro. Di Cicco era stato accusato di aver sottratto il pagamento dell’accisa e dell’Iva sulla vendita delle bevande alcoliche, prodotte dalla stessa azienda, e destinate alla consegna a società inglesi e olandesi. Il reato sarebbe stato commesso negli anni 2000, 2009 e 2010. Precedentemente il Tribunale di Lanciano ha accertato che la ditta «operava in regime di sospensione dei diritti dell’accisa, nel senso che la circolazione dei prodotti sottoposti a detto regime avveniva in ambito comunitario tramite depositi autorizzati a riceverli sulla scorta del documento amministrativo di accompagnamento». L’accisa deve essere esigibile nello Stato comunitario dove il prodotto è immesso per il consumo e per le Agenzie delle Dogane i prodotti non sarebbero mai arrivati a destinazione. «È stato un processo durato quasi anni che prima ha interessato mio padre e poi me, ma abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia», afferma Francesco Di Cicco, difeso dagli avvocati Carlo Della Vedova e Roberto Chiacchiari. Con queste accuse sono stato citato penalmente davanti al tribunale di Lanciano, dove sono stato assolto perché il fatto non sussiste. Contemporaneamente mi hanno fatto un avviso di pagamento per il recupero dell’accisa e dell’Iva e ho dovuto impugnare questo atto davanti alla Commissione tributaria di Pescara, che ha accolto ilricorso motivando che le operazioni sono arrivate a destinazione». Dopo l’appello alla Commissione tributaria regionale, che dava loro torto, l’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso in Cassazione che lo ha rigettato. (m.d.n.)
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