Di Giovanni chiede i danni ai tifosi

L’ex presidente del Chieti calcio si costituisce parte civile nel processo in cui è vittima di tentata estorsione e diffamazione
CHIETI. L’ex presidente del Chieti calcio, Filippo Di Giovanni, chiede i danni ai tifosi che volevano costringerlo ad abbandonare la società e che lo avrebbero diffamato su Facebook. Ieri mattina il caso è arrivato davanti al giudice Andrea Di Berardino e al sostituto procuratore Lucia Anna Campo: l’udienza preliminare è stata aggiornata al 3 marzo perché uno degli imputati, Stefano Serraiocco, 36 anni, accusato di tentata estorsione, ha ottenuto l’ammissione al rito abbreviato. Devono rispondere dello stesso reato anche Francesco Salvatore (35) e Stefano Giannini (40), mentre a Pierluigi Iezzi (40) e Mario Vitacolonna (33) è contestata la diffamazione: i quattro hanno scelto il rito ordinario e il giudice dovrà decidere se mandarli o meno sotto processo. Un sesto imputato, assistito dall’avvocato Stefano Marchionno, è stato prosciolto dopo il ritiro della querela. Di Giovanni, capogruppo del Pd in consiglio comunale e segretario cittadino del partito, ieri non era presente in aula: attraverso l’avvocato Nicola Apollonio, si è costituito parte civile perché vuole essere risarcito dopo quella che lui stesso definisce una campagna d’odio nei suoi confronti. La richiesta verrà quantificata in un secondo momento.
I tre ultrà, «in concorso tra loro, con violenza e minaccia», si sarebbero resi protagonisti di «atti idonei» a costringere Di Giovanni ad abbandonare la presidenza del Chieti. In un primo momento, secondo la ricostruzione della polizia e del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, Salvatore ha inviato alla vittima messaggi contenenti minacce: «Come c… ti sei permesso a scrivere quelle cose; politicante di sto c…; ti sei dato la zappa sui piedi; dopo stasera c’è qualcuno che ha c… fuori dalla tazza, cioè tu». Poi lo stesso ultrà, leader della tifoseria organizzata, avrebbe convocato Di Giovanni in un bar di Chieti Scalo e, dopo aver chiuso la porta, avrebbe minacciato di picchiarlo alla presenza di Giannini e Serraiocco. Iezzi, invece, «offendeva la reputazione di Di Giovanni pubblicando su Facebook la frase “buffone”; inoltre, sempre con riferimento a Di Giovanni, scriveva: “Trevisan (il futuro patron; ndr) se vuole gli si compra pure la moglie». Vitacolonna, invece, avrebbe dato del «morto di fame» all’allora presidente. I fatti sono avvenuti tra gennaio e luglio del 2019. Gli imputati, difesi dagli avvocati Cristiano Maria Sicari, Gianluca Polleggioni, Roberto Ferrone, Vincenzo Colaiacovo e Valter Marino, respingono ogni accusa.
Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata alla Digos da Di Giovanni, che ha riepilogato una serie di messaggi e striscioni minacciosi. «Ritengo sia chiara e facilmente riconoscibile», si è sfogato l’ex presidente, «l’intenzione, con mezzi di pressione sulla cui liceità nutro forti dubbi, di forzare la volontà del sottoscritto verso decisioni che, probabilmente, in condizioni di normale serenità, non verrebbero prese in merito alle vicende riguardanti la società sportiva. Temo per la mia incolumità fisica. Sono stato costretto a cambiare e stravolgere il mio quotidiano dovendo adottare una serie di precauzioni che prima non avevo mai preso in considerazione».

