Di Iorio, ora scatta l’esposto sul logo di Berlusconi conteso

1 Settembre 2020

Quattro consiglieri uscenti legati a Febbo vanno in questura «Di Stefano non può usare il simbolo di Forza Italia»

CHIETI. Continua con una denuncia lo scontro aperto tra i candidati sindaci Fabrizio Di Stefano e Bruno Di Iorio. Da una parte il candidato del centrodestra, esponente della Lega e sostenuto da 6 liste, dall’altra il candidato del polo civico fondato da Mauro Febbo, assessore regionale autosospeso da Forza Italia, e da Alessandro Marzoli, consigliere comunale uscente di Italia Viva. L’esposto presentato da 4 candidati di Di Iorio, ieri in prefettura e questura, riguarda l’uso del logo di Forza Italia. I buoni propositi di una campagna elettorale basata sui programmi per la città lasciano il posto, a tre settimane dalle elezioni del 20 e 21 settembre, alle schermaglie politiche.
Il partito di Febbo non ha presentato una lista: gli uomini e le donne di Febbo hanno dato vita alla lista Forza Chieti e il partito ha rinunciato a presentare un’altra lista. Un partito diviso: da Roma è arrivato il via libera all’allenza con la Lega, Fratelli d’Italia e Udc mentre, in città, questa indicazione è stata rifiutata. L’uso del logo tricolore così è rimasto in sospeso: «Di Stefano, nei suoi manifesti, sta usando impropriamente il simbolo di Forza Italia nonostante non sia stato firmato nessun accordo elettorale; il simbolo del movimento politico non sia stato depositato al momento della presentazione delle liste e, di conseguenza, non risulta sia stato autorizzato l’utilizzo e il deposito in favore dello stesso Di Stefano», dicono i forzisti Emiliano Vitale, Maura Micomonaco, Stefano Costa e Marco D’Ingiullo che hanno presentato l’esposto in prefettura e alla Digos. I quattro chiedono «accertamenti, valutando gli eventuali profili d’illiceità o illegittimità e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili al fine di procedere con gli opportuni provvedimenti. Riteniamo scorretto», dichiarano i rappresentanti che sostengono Di Iorio, «che Di Stefano stia utilizzando, per le proprie attività elettorali, il simbolo e la denominazione del contrassegno Forza Italia che fa bella mostra su manifesti e materiali promozionali». I forzisti dicono: «Di Stefano non può continuare a sostenere che al suo fianco ci sia il centrodestra compatto perché non è affatto così».
L’ex parlamentare della Lega risponde: «È esilarante che quattro soggetti che neanche un mese fa hanno disconosciuto il partito di Forza Italia, oggi si ergono a parte lesa per l’utilizzo del “proprio simbolo”. E a proposito di simbolo il plagio potrebbe essere il loro visto che corrono sotto un logo chiaramente mistificatore. Mi piacerebbe ricordare loro che il 20 settembre è vicino e, se oltre alle invettive, volessero parlare di progetti forse sarebbe più interessante, non per il sottoscritto, ma per la città. Sarebbe stato meglio per loro rimanere in silenzio in quanto, con questa accusa, non hanno dimostrato un’enorme ignoranza – nel senso etimologico della parola – cioè ignorare i rudimenti del diritto e, quindi, la reale legittimazione a fare l’esposto».