Di Luzio, il capitano del miracolo neroverde

I personaggi della teatinità. Il calciatore che fece sognare la serie B ai chietini venne scoperto agli inizi degli anni Sessanta dall’indimenticato allenatore Rosati
CHIETI. Vittorio Di Luzio, teatino puro sangue, personaggio della mia vetrina, è stato il capitano del Chieti nella straordinaria stagione calcistica 1963-64, quando la squadra nero verde sfiorò la promozione in serie B.
Di recente il giornalista Franco Zappacosta ha parlato in un libro di quel campionato e dell'allenatore, il compianto Tom Rosati, come «un miracolo neroverde». Di quel miracolo Di Luzio è stato uno degli attori più convincenti, perché in campo non si affidava solo alle sue doti tecniche, con il suo piede macino, ma ci metteva volontà e cuore. Aveva 23 anni, e nel Chieti aveva trovato posto l'anno precedente, grazie all'allenatore Petagna che lo promosse in prima squadra e gli fece giocare 12 partite.
In quelle occasioni si mise in bella evidenza e guadagnò, unico di quella formazione, la conferma nell'anno successivo, quando il Chieti finì nelle mani di Guido Angelini, eletto presidente, prima di diventare, con il ruolo di commissario unico, per ben quindici anni, dal 1962 al 1977. padrone assoluto della società. A fianco di Guido Angelini in quella indimenticabile stagione, ci furono il notaio Vincenzo Cracchiolo, l'imprenditore Guido Di Cosmo e Giuseppe Visini, storico segretario della società nero-verde. Furono questi ultimi, sotto indicazione di Tom Rosati che era all'esordio come allenatore, a condurre la campagna acquisti per formare la squadra. Si è parlato di "miracolo", e se si pensa che vennero spesi appena 15 milioni per la campagna acquisti chi sa di calcio e dei suoi costi non avrà certo difficoltà a convenire che, visti i risultati di quel campionato, è stato qualcosa di veramente straordinario. Ma torno a Vittorio Di Luzio. Tom Rosati gli affidò il ruolo di capitano, che Vittorio tenne con il grande orgoglio di rappresentare i colori della sua città, in una squadra che già aveva visto in campo il fratello Mario, che giocò come apprezzato portiere sul finire degli anni ’40.
Di Luzio si era da poco diplomato ragioniere: apparentemente non aveva un gran fisico, ma aveva una grandissima predisposizione per lo sport. Forse pochi sanno che Di Luzio è stato anche un buon giocatore di basket. Inoltre aveva avuto positive esperienze in atletica leggera, in gare di fondo. Avrebbe avuto tutte le possibilità di giocare nella squadra cittadina di basket che allora disputava la serie B, ma fu proprio Tom Rosati, l'allenatore a cui giustamente Franco Zappacosta attribuisce il gran merito del "miracolo neroverde", a indirizzarlo definitivamente verso l'attività calcistica. Tom lo aveva visto giocare e aveva avuto modo di valutarne le capacità.
Vittorio era stato operato di menisco, al termine della stagione del suo esordio con il Chieti. Rosati andò a cercarlo per dirgli di guarire presto: «Cerca di recuperare, perché mi servi» furono le sue parole. Il recupero avvenne e Vittorio Di Luzio nel ruolo di ala sinistra, sempre pronto a dare una mano a centro campo, come Tom gli chiedeva, giocò 27 partire, mancando solo in sette occasioni per problemi fisici e segnò anche un gol. Ha sempre conservato di quel periodo un eccellente ricordo, in particolare di Tom Rosati, che «sapeva mandarti in campo tranquillo»racconta «perché sapeva preparare alla perfezione ogni partita che giocavamo. Tom ci dava indicazioni precise su come dovevamo affrontare l'avversario ed anche su come si doveva fare per non farci imporre il gioco dall'avversario. Un grande uomo e un grande allenatore».
Chiusa la parentesi sportiva, Vittorio ha lavorato come funzionario in una banca. Allo sport è sempre rimasto vicino e probabilmente anche allo sport deve l'aver superato, più di dieci anni fa, un brutto momento dovuto a problemi di salute. E' lui stesso che racconta di una «complicata operazione» e che dice di sentirsi ora «un miracolato», quando, da buon pensionato lo si vede spesso in giro per la sua città, sempre disponibile e cordiale, a ricordare i tempi in cui portava in alto la bandiera nero verde in quella stagione che è rimasta nella storia sportiva della città.

