Di Marco contro il rettore «I debiti non sono del Cus»

Il presidente del Centro sportivo dell’ateneo contesta i 15 milioni chiesti da Caputi «Siamo in credito: è la d’Annunzio che deve pagarci il servizio svolto per 5 anni»
CHIETI. «È vero che c’è una sentenza per cui dobbiamo pagare 4 milioni all’università d’Annunzio, ma la magistratura ha anche stabilito che si deve pagare il servizio che il Cus ha offerto all’ateneo dal 2011 al 2015. E sono milioni. È l’università ad essere in debito con il Cus. Non viceversa». Dopo la lettera dell’ateneo in cui si chiede di azzerare il Cus Chieti per favorire la nascita di un nuovo e diverso Cus, parla il presidente del Cus Chieti Mario Di Marco. «Le sentenze hanno detto che è ancora in vigore la vecchia convenzione che legava il Cus all’ateneo e attraverso quella la d’Annunzio deve pagare al Cus il servizio svolto dal primo gennaio 2011 fino all’estate del 2015, quando l’ateneo requisì il Palacus cambiando lucchetti e serrature e di fatto interrompendo il servizio». Secondo quanto stabilito dalla convenzione a cui fa riferimento Di Marco, la d’Annunzio dovrebbe pagare al Cus 1 milione e 600mila euro all’anno. Per cinque anni. Sono circa 8 milioni di euro. Perciò, tolti i 4 milioni che la sentenza della Cassazione ha stabilito che il Centro universitario sportivo deve alla d’Annunzio, restano comunque 4 milioni di euro che è l’ateneo a dover ridare al Cus. Le cifre sono però oggetto di contenzioso. Con diverse sentenze e ricorsi che non trovano ancora piena definizione. Compresa la vicenda della fideiussione da 10 milioni di euro che secondo il Cus avrebbe dovuto sborsare l’ateneo. In primo grado, però, il giudice aveva dato torto al Cus, sebbene sia in corso un appello. Sta di fatto che di fronte a tutta questa intricata vicenda, l’ateneo ha detto basta. Il rettore Sergio Caputi e il dg Giovanni Cucullo hanno scritto infatti al presidente nazionale del Cusi (Centro universitario sportivo italiano) Lorenzo Lentini chiedendo di passare un colpo di spugna sul Cus di Di Marco e di «volersi adoperare affinché possa originarsi un nuovo Cus che non abbia pendenza alcuna con l’ateneo».
La lettera al presidente nazionale Cusi è stata inviata il 15 dicembre, ma dal Cusi non è arrivata risposta. Lentini vuole aspettare l’esito della causa sui lucchetti ai palacus che l’ex gestione universitaria fece apporre alla struttura riprendendosi la gestione. La causa è in via di definizione davanti al giudice. Il Cusi deciderà solo all’esito di quella sentenza. Se dovesse decidere di venire incontro alla richiesta dell’ateneo, si aprirebbe comunque una strada abbastanza lunga.
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