Di Nunzio, la scarcerazione in Cassazione

Lanciano. Bidella trovata morta in casa: il 5 settembre l’udienza per la remissione in libertà del marito
LANCIANO. È fissata al prossimo 5 settembre l'udienza in Cassazione sulla richiesta di scarcerazione per Aldo Rodolfo Di Nunzio, 72 anni, accusato dell'omicidio della moglie Annamaria D'Eliseo, 60 anni, avvenuto il 15 luglio 2022 nella rimessa della loro abitazione in contrada Iconicella. I difensori dell'ex vigile del fuoco, gli avvocati Alberto Paone e Nicola De Fuoco, hanno impugnato l'ordinanza con cui, lo scorso 6 giugno, il tribunale del Riesame dell'Aquila ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare in carcere, e in subordine dei domiciliari, ritenendo ancora sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Il “no” alla scarcerazione era già arrivato dalla Corte d'assise di Lanciano, dove è in corso il processo per omicidio volontario aggravato dal rapporto di coniugio che vede Di Nunzio sul banco degli imputati. Il 72enne è stato arrestato l'11 gennaio scorso dai carabinieri di Lanciano ed è tuttora in carcere a Teramo.
«La Cassazione dovrà valutare la sussistenza o meno dei nostri rilievi difensivi, che riguardano sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari», spiega l'avvocato De Fuoco, «Di Nunzio è tuttora in carcere su un quadro cautelare che è identico a quello di un anno fa, quando prima il Gip del tribunale di Lanciano e successivamente il Riesame avevano stabilito l'insussistenza delle esigenze cautelari, che erano basate essenzialmente sulle dichiarazioni di alcuni dei figli. Il quadro per noi non è mutato, ma di fatto al nostro assistito è stata applicata la misura cautelare in carcere».
«Tra l'altro si è arrivati alla custodia cautelare sulla base di una perizia audio, quella del consulente della procura Cristian Franciosi, che noi contestiamo», aggiunge l'avvocato Paone, «mi pare che anche gli elementi strutturali raccolti finora la smentiscano: il famoso impianto di registrazione audio e video davanti all'abitazione dell'Iconicella non poteva registrare eventuali urla (quelle di Annamaria morente è l'ipotesi, ndc) che venivano da un posto lontano decine di metri e che si trova in un piano interrato».
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