Di Primio, 7 giorni per evitare il tracollo

I ribelli di Forza Italia, guidati da Febbo, non si presentano e slitta il voto sul bilancio. Il sindaco: io non mi nascondo dietro altri
CHIETI. L’amministrazione Di Primio rischia di cadere a un anno dalle elezioni. Ieri, il consiglio comunale sul bilancio, è stato sciolto per mancanza del numero legale: in aula non si sono presentati i 5 consiglieri di Forza Italia, espressione dell’assessore regionale Mauro Febbo. «Io le lotte le faccio mettendoci la faccia e il petto e non nascondendomi dietro gli altri», è lo sfogo del sindaco Umberto Di Primio al termine della seduta saltata, «i modi da banda armata non mi appartengono». È uno scontro Febbo-Di Primio: si torna in aula lunedì prossimo, in seconda convocazione, a partire dalle 9. Chi sarà il più forte?
PATTO SALTATO. I ribelli chiedono a ripetizione la cacciata dell’assessore Carla Di Biase dalla giunta – candidata alla Regione ma senza il sì di Febbo – e la stabilizzazione di 48 precari della Teateservizi; il sindaco risponde con un «non cedo ai ricatti di Forza Italia». Un muro contro muro approdato in consiglio: la seduta, senza i 5 ribelli, è iniziata e il sindaco insieme a 11 esponenti di maggioranza è riuscito a far approvare il piano di zona per l’edilizia economica e popolare e il piano di zona per gli insediamenti produttivi e terziari, il bilancio del Teatro Marrucino e il piano triennale delle opere pubbliche. Poi, Di Primio, con un margine di 12-11, ha chiesto un patto di non belligeranza all’opposizione: «Il sindaco ci ha chiesto di restare in aula e garantire il numero legale per arrivare all’approvazione del bilancio», rivela Ottavio Argenio del M5S, «ma di fatto, poi, è stata la stessa maggioranza ad abbandonare la seduta e il consiglio è stato sciolto. Adesso, hanno una settimana per tentare il miracolo di ricucire lo strappo. Umanamente mi dispiace per il sindaco che è stato pugnalato alle spalle ma, politicamente, non può essere la minoranza il bastone dell’amministrazione».
RABBIA SINDACO. Di Primio mastica rabbia: «Si va in seconda convocazione», dice, «perché il gruppo di Forza Italia, partito dal quale mi sono autosospeso, non ha partecipato alla seduta rinunciando a votare milioni di lavori per la città e soprattutto progetti per il futuro della società Teateservizi. Io ho la coscienza a posto, il bilancio è pronto dal 17 aprile, vado avanti a testa alta e chi non verrà si assumerà la responsabilità di ciò che accadrà». Poi, il sindaco annuncia: «Se qualcuno vuole affossare questa città per ripicche personali lo faccia pure ma sarò io poi a mettere i manifesti 6x3 spiegando perché l’ha fatto».
«SOLO INSULTI». Da Forza Italia arriva la replica del capogruppo Marco D’Ingiullo: «Abbiamo fatto richieste politiche e amministrative ma in cambio abbiamo ricevuto solo insulti. Se il sindaco continuerà così, anziché non presentarci in aula, voteremo proprio contro».

