Di Primio a caccia dei numeri per ritirare le sue dimissioni

Il sindaco stamattina fa l’annuncio della decisione dopo una giornata di totale silenzio Resta lo strappo con Forza Italia: «Senza risposte, disertiamo anche il voto sul consuntivo»
CHIETI. L’annuncio ufficiale è atteso alle 11.30 all’hotel Iacone: il sindaco Umberto Di Primio è pronto a ufficializzare il ritiro delle dimissioni e a restare in Comune per un altro anno. Ma non ha più una maggioranza: al momento può contare solo su 11 voti, compreso il suo. Ieri, è stato un giorno a caccia dei numeri per andare avanti. Ma, dopo tre settimane di veleni e una giornata di trattative al telefono, la decisione presa nella notte potrebbe nascondere addirittura una clamorosa svolta dell’ultimo minuto: la conferenza convocata lontano dal suo ufficio comunale – il sindaco ha prenotato personalmente una sala telefonando all’albergo di viale Abruzzo – può essere un segnale di resa e dimissioni confermate?
L’ultimo anno di amministrazione potrebbe essere in salita per Di Primio: di fronte a una “maggioranza” di appena 11 voti, pesano gli 8 ribelli del centrodestra – i 5 consiglieri di Forza Italia, il presidente del consiglio Liberato Aceto e i due esponenti dell’Udc – e l’opposizione che si ingrossa a 14 con l’ingresso del gruppo Chieti Da Capo di Stefano Rispoli, Enrico Raimondi e Mario Troiano.
Ieri il primo cittadino si è chiuso nel silenzio, tenendo tutti con il fiato sospeso. Esattamente come è accaduto il 5 ottobre scorso, quando è sfumato il sogno di correre da presidente della Regione per il centrodestra. Chiamate e messaggi a raffica, tra consiglieri, assessori ed esponenti regionali dei partiti: i contatti sono andati avanti fino a notte fonda.
In mattinata, il sindaco si è tenuto lontano dal Comune e non ha partecipato alla seduta di giunta: a presiedere la riunione è stato il vice Giuseppe Giampietro. Sempre in mattinata, Di Primio ha inviato un messaggio di sfogo su Whatsapp ai consiglieri più vicini: poche parole per dirsi deluso da quelli che chiama traditori. Nel pomeriggio, Di Primio ha incontrato i fedelissimi del suo staff ordinando a tutti di restare in silenzio in merito alla sua scelta.
Un dato politico però c’è già: rimane lo strappo con i 5 consiglieri di Forza Italia (Marco D’Ingiullo, Emiliano Vitale, Maurizio Costa, Maura Micomonaco ed Elisabetta Fusilli), i primi ad aprire la crisi del Comune. «Restiamo fermi sulle nostre posizioni», ha detto il capogruppo D’Ingiullo. «Se non arriveranno risposte concrete, non parteciperemo al voto del bilancio consuntivo. Approvato il bilancio di previsione, le tanto proclamate riunioni, programmate per il 3 e il 5 luglio sulla questione Teatro, come volevasi dimostrare, non sono state confermate. Il nostro gruppo, a tal proposito, ribadisce la volontà di perseguire le già note richieste, con l’intento che si possa giungere a una soluzione positiva». Poi, i 5 forzisti elencano i «punti cardine per un ritorno alla normale attività politico-amministrativa: la trasformazione dei contratti dei dipendenti della Teateservizi, con l’assunzione dei vincitori di concorso, maggiori fondi al Teatro Marrucino, la definizione e l’attuazione del piano commercio e la questione relativa all’assessore Carla Di Biase».

