Di Primio a D’Alfonso: «Chieti non è isolata»

In mille gremiscono piazza Malta per la festa della vittoria del centrodestra Il sindaco canta al karaoke e avverte la futura giunta: caccio subito i poltronai
CHIETI. «Al parolaio di turno dico che Chieti non è isolata», tuona Umberto Di Primio dal palco. E il parolaio sarebbe Luciano D’Alfonso. In mille invadono piazza Malta per la festa della vittoria del centrodestra. Dove il sindaco si esibisce anche nel karaoke. E dove tra la folla, la birra e gli arrosticini c’è anche un pezzo d’Abruzzo targato Ncd: da Federica Chiavaroli ai teramani Paolo Tancredi e Giorgio D’Ignazio, al sindaco di Roseto Enio Pavone. Sono le 21,30 quando il sindaco riconfermato sale sul palco insieme a un drappello di almeno 40 candidati. È da lì lancia tre messaggi chiarissimi, anzi anatemi. Il primo lo schiaffo, l’ennesimo, al governatore d’Abruzzo. Il secondo è rivolto ai futuri e imminenti assessori che Di Primio avverte in modo perentorio: «Li nominerò la prossima settimana (cioè questa, ndr) ma non ho bisogno di poltronai. Quelli li rimanderò subito a casa».
Non ringrazia nessuno dei papabili, che ci restano male, manda poi un messaggio ai forzisti Mauro Febbo e Fabrizio Di Stefano, presenti tra la folla quando dice: «Grazie Chiavaroli, l’unica che ha creduto alla mia ricandidatura».
Poi tanti microringraziamenti al suo staff, dall’infaticabile Rosaria alla Simonetta (non sia mai non citarla!). Passando per Maria Paola, Massimo e gli altri. Ma nulla ai politici, neppure le sumente, come direbbe Giustino Angeloni. Al competitor, Luigi Febo, non dedica una sillaba: lo snobba, l’ignora come se nulla fosse mai accaduto. Arriviamo così al terzo messaggio anzi la terza invettiva di dantesca memoria, tutta riservata ai traditori. Non quelli passati ma gli eventuali futuri: «Li prenderà a calci in c...» arringa il sindaco tra gli applausi. Poi le promesse ed i proclami che riportiamo a futura memoria. Come l’idea di tornare spesso in piazza Malta per dare voce ai teatini. Oppure parole ad effetto del tipo: «Non è la mia festa ma è la festa della gente» e «copriremo tutte le parti della città. Il centrodestra è la speranza di Chieti». O la frase finale ad effetto: «C’è chi, all’ultimo momento, cerca di salire sul carro dei vincitori ma non ci riuscirà perché non esiste alcun carro».
E vai con gli applausi, gli arrosticini, fiumi di birra e karaoke improbabili di politici: da Di Primio che prova a cantare i New Trolls a Mario Colantonio che tenta di imitare Pino Daniele a Smeraldo Ricciuti che si lancia in un Meraviglioso , con la speranza che Domenico Modugno si sia per un attimo distratto. Per finire uno struggente «Io vagabondo» intonato dal gruppo teatino «Bandiera gialla» che riesce nel miracolo di sdoganare i Nomadi alla festa del centrodestra. (l.c.)

