Di Primio: cedere alla corruzione? Sbagliato

22 Marzo 2019

Il sindaco a Radio1 parla dell’arresto di De Vito a Roma: ma in Italia i politici non sono tutti corrotti

CHIETI. Parla di corruzione il sindaco Umberto Di Primio. E lo fa in diretta su Rai Radio1 partecipando in notturna al programma “Tra poco in edicola” di Stefano Mensurati commentando l’arresto del grillino Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina accusato di corruzione in un’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. In qualità di sindaco, vice presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, e avvocato, Di Primio riflette sui reati nella pubblica amministrazione e della cacciata di De Vito dal M5S. Corruzione: è lo stesso reato che, nel 2015 durante l’inchiesta sul Megalò 3, era stato contestato anche a Di Primio. Poi, la posizione del sindaco è stata stralciata e Di Primio ha ribattuto a ogni accusa con pagine e pagine di memoria.
Alla radio, sui fatti di Roma, il sindaco avverte: «Non si può generalizzare», dice, «ma non credo che le difficoltà dell’amministrazione possano giustificare alcuna forma di corruttela. E anche l’inesperienza di alcuni non può essere una scusa». Di Primio poi passa in rassegna i reati e divide tra la possibilità di vedersi contestato un abuso di ufficio, inteso come «un’interpretazione di una norma al fine di risolvere un problema dei cittadini», e la corruzione: «Cedere alla corruzione va condannato sempre e comunque, senza alcuna giustificazione», afferma Di Primio. Poi, un commento sul clamore degli arresti eccellenti: «Il clamore è molto più alto quando a essere arrestato è un politico». Il sindaco denuncia poi «un problema di moralità nella cosa pubblica» che sarebbe estraneo alla politica: «C’è un malcostume nella gestione della cosa pubblica: arrestare un politico», spiega, «non significa sradicare la corruzione. È il sistema che facilita tutti quelli che hanno una moralità bassa capaci di prendere le scorciatoie con le tangenti». Ma Di Primio avverte: «Non è un Paese in cui sono tutti corrotti: sarebbe un grave danno verso tutti quelli che vanno a lavorare onestamente. Il Paese ha bisogno di togliersi di dosso un codice napoleonico della pubblica amministrazione: non riusciamo a semplificare niente».
Sull’espulsione di De Vito decisa da Luigi Di Maio, il sindaco dice: «C’è poco rispetto per le persone. È troppo facile scaricare adesso una persona che subirà un processo fino al terzo grado. L’espulsione è uno scaricabarile: è come capitalizzare l’evento a proprio favore. Ma in un partito giustizialista è difficile pensare al contrario». (p.l.)