Di Primio: devo aumentare mense scolastiche e acqua

10 Agosto 2015

Sarà l’anno più impopolare del Comune, ma i politici non si riducono gli stipendi I debiti superano i 36 milioni, ma l’ottantuno per cento dei cittadini è moroso

CHIETI. Aumento della retta per la mensa scolastica, delle tariffe sull’acqua, gli eventi e le manifestazioni se li pagano i privati, taglio dei dirigenti («troppo costosi e in più i maggiori responsabili del disastro economico») recupero dei tributi dai cittadini morosi e nessun taglio agli emolumenti di sindaco e assessori, sono i punti essenziali sui quali lavoreranno il sindaco Umberto Di Primio e la sua giunta per risanare il bilancio dell’ente: 20 milioni di debiti e -16 di spese correnti. Il primo cittadino che aveva già annunciato tagli pesanti accetta l’intervista dalla quale di capisce che questo anno di amministrazione sarà forse il più impopolare che ricordi Chieti e i suoi cittadini che, nonostante il sindaco rassicuri sul sociale che non subirà nessuna decurtazione, saranno chiamati a stringere la cinghia. Per più di un buco.

Il sindaco e gli assessori di Ortona per uscire dalla debacle finanziaria si sono decurtati i compensi. Lo farà anche lei e la sua giunta?

«No, assolutamente no. Ci siamo ridotti gli stipendi in passato del 10 per cento. É una soluzione demagogica e non porta un grande risparmio. Io percepisco 2.900 euro al mese e sono libero professionista, attività che non posso svolgere se faccio il sindaco. Gli assessori prendono 1.600, 1.800 euro. Sono i dirigenti che guadagnano 100mila euro all’anno».

Oltre a licenziare i dirigenti ci sono altre iniziative che intende mettere in pratica per risanare i conti?

«Nei 5 anni precedenti abbiamo già fatto tagli sulle manifestazioni. Ho costituito un gruppo di lavoro per organizzare ulteriori riduzioni di spesa e soprattutto recuperare i crediti extra tributari che ammontano all’81 per cento. (Chieti una città di morosi ndr)».

Come assessore agli affari finanziari, vanta un esperto di conti pubblici, cosa le consiglia la dottoressa Valentina Luise?

«Lei sta lavorando da un punto di vista tecnico ma dietro le nostre indicazioni politiche. Per esempio non è pensabile che un pasto alla mensa scolastica costi solo 2,78. Premesso che chi ha redditi bassi sarà esentato dalla spesa, ma chi è nelle condizioni dovrà pagare di più. Senza contare che su questo settore abbiamo registrato più di 300mila euro di evasione. Un altro aspetto è l’acqua che i cittadini di Chieti pagano molto di meno di quanto paga il Comune, non può diventare un privilegio quello che è certamente un diritto».

Parliamo delle manifestazioni e del Comune che non può più pagarle, andrà tutto in mano ai privati?

«Anche questo è un settore sulle quali intervenire in maniera corposa, a parte gli eventi importanti di qualità sui quali non ci si potrà esimere dalla partecipazione, mi sembra assurdo che una associazione viene da noi e la prima cosa che chiede «quanto mi dà il Comune per organizzare questa manifestazione?». Durante la Settimana mozartiana ci si siede per ascoltare musica, senza pagare un soldo. So che a Francavilla, al Blue bar, chi vuol ascoltare la musica in piede lo può fare gratis, ma chi si siede deve pagare dai 5 ai 20 euro. Con questo il privato copre i costi dell’evento. L’esempio lo hanno dato i ragazzi di Porta Pescara».

Ultima domanda. L’opposizione l’accusa che in campagna elettorale lei già conosceva questa situazione di predissesto e che non ha detto nulla e che ai rilievi dei revisori dei conti faceva fare controdeduzioni a quei dirigenti comunali che oggi vuole licenziare.

«Non è vero. Sulla mia pagina web ho sempre detto che era necessario risanare il bilancio. Ho sempre detto che non avrei diminuito le spese per il sociale ma che c’era da intervenire. Mi assumo le mie responsabilità, anche se questa situazione debitoria non è stata causata da una cattiva gestione ma avuta in eredità che dura da Cucullo in poi. Sul capitolo dirigenti li ritengo i maggiori responsabili di questo disastro, assolvo anche il centrodistra, loro no: hanno impegnato somme pur sapendo che non c’erano soldi disponibili».