Di Primio: non appoggiamo il centrodestra alle urne

17 Novembre 2018

Verso il voto alla Regione. Aut aut del sindaco dopo la crisi politica in Comune Oggi l’incontro con i segretari abruzzesi. Il nodo resta la vendita della farmacia

CHIETI. Il duello a distanza tra il sindaco Umberto Di Primio e il segretario provinciale dell’Udc Andrea Buracchio arriva oggi a una svolta. Il sindaco ha convocato per questa mattina un tavolo politico regionale sul caso Chieti, invitando i segretari regionali dei partiti della coalizione di centrodestra. È un modo per scalvare il segretario provinciale dell’Udc, Buracchio, a cui fanno stretto riferimento Mario De Lio e Roberto Melideo, i consiglieri che hanno bocciato la vendita della farmacia comunale. Sul tavolo politico Di Primio minaccerà di non appoggiare il centrodestra alle regionali se i vertici di partito non gli risolveranno la questione farmacia. Buracchio, invece, continua a dire che il voto sulla farmacia è una questione di carattere amministrativo che nulla ha a che fare con il piano politico. Di Primio ribatte che il mancato incasso di 1 milione e 300mila euro (tanto frutterebbe la farmacia di Filippone) mette in crisi la sopravvivenza stessa della sua amministrazione. E dunque, per lui, la questione da amministrativa diventa politica. Caso che acquista maggiore eco a ridosso delle regionali. Così, dopo la riunione di maggioranza di venerdì sera (a cui aveva invitato anche De Lio e Melideo che però non si sono presentati), ieri è partita una lettera ai coordinatori regionali di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Udc e ai capigruppo consiliari delle liste civiche Identità Teatina, Noi Domani e Ncd. «Come vi ho anticipato dopo l’incontro avuto con la giunta e i consiglieri di maggioranza che con me sottoscrivono la presente», scrive Di Primio nella convocazione del tavolo regionale, «è necessario arrivare il prima possibile a definire la situazione creatasi dopo la non approvazione in consiglio della delibera di autorizzazione alla vendita di una delle farmacie comunali a causa del voto contrario di alcuni componenti della maggioranza. Vendere la farmacia», spiega il sindaco, facendo capire anche il difficilissimo momento che sta attraversando il Comune, «non serve a ripianare fantomatici debiti, né ad abbassare l’anticipazione di cassa, ma a finanziare le spese iscritte nel bilancio del 2018. Spese già sostenute o comunque non più cancellabili». E dunque non vendere entro il 31 dicembre vuol dire creare un ulteriore pericolosissimo disavanzo. «Vuol dire», scrive ancora il sindaco, «tagliare pesantemente ora e nei prossimi anni la spesa per il sociale, vuol dire fare un bilancio prima delle elezioni fatto di lacrime e sangue». Il sindaco evoca apertamente il dissesto e minaccia: «L’unica soluzione è tornare alle urne, ma nessuno può pensare che noi rimarremo a guardare o che saremo come sempre abbiamo fatto a servizio di quanti si candideranno».