Di Primio rassicura: zona sotto controllo

Il sindaco presenta il monitoraggio: a gennaio i risultati, solo dopo si potrà chiedere la zona rossa e i relativi finanziamenti
CHIETI. «Il versante della collina è come un paziente in ospedale sottoposto a un monitoraggio continuo: abbiamo tutto sotto controllo». Il sindaco Umberto Di Primio cerca di rassicurare i residenti di Santa Maria, dopo lo sgombero e l’ordinanza di demolizione - ormai scaduta - del condominio Trinchese, in via Don Minzoni. Annuncia di aver avviato uno studio, affidato al geologo Fabio Colantonio, che permette «di capire quale sia l’effettiva situazione e di sapere in tempo reale cosa sta succedendo».
SCUOLE IN SICUREZZA. Secondo i primi risultati, per Di Primio non ci sono altri palazzi da sgomberare e le scuole presenti nell’area, Corradi e Della Porta, sono fuori dalla zona a rischio. Sotto stretta sorveglianza anche il ponte di viale Gran Sasso. Ciò nonostante, oltre alle 27 famiglie del condominio evacuato, un’altra quarantina ha deciso di lasciare casa, ritenendola non sicura. A spaventare sono le crepe di altri sei palazzi, dal Panoramico che si trova proprio a fianco al Trinchese, ai condomini di via De Laurentiis e via Fonte Vecchia.
DI PRIMIO: STOP ALLARMISMI. Una attenzione «legittima ma eccessiva», secondo il sindaco, quella che riguarda l’area che da via Olivieri scende a valle verso il viadotto di viale Gran Sasso. Che, «visto anche che siamo in periodo di campagna elettorale», considera il sindaco, «potrebbe diventare anche materia di sciacallaggio». Le affermazioni del sindaco arrivano a poche ore dell’assemblea pubblica convocata nella stessa giornata a Santa Maria e sembrano quasi una risposta all’iniziativa dei residenti.
IL GEOLOGO: DUE LE FRANE. «Sono due i movimenti franosi che interessano l’area: sono in azione da decenni e sono stati risvegliati dai violenti temporali dell’agosto 2018». Il geologo teatino Colantonio ha riassunto in questo modo il punto di partenza della sua indagine che avrà bisogno di sei mesi per arrivare a fornire al Comune l’esatto quadro del rischio che realmente si sta correndo. «Il primo fenomeno franoso», ha detto Colantonio, «è situato tra via Silvino Olivieri, via Don Minzoni, il cavalcavia di viale Gran Sasso e la porzione a valle di via Arenazze. Il movimento franoso è dovuto alla presenza di un’antica cava di sabbia riempita da materiale sciolto. Il secondo fenomeno franoso, ad ovest di via Arenazze con andamento verso nord-ovest, è invece naturale e quindi disconnesso dal primo». Il condominio da demolire si trova proprio all’intersezione dei due movimenti franosi. Per monitorare le due frane «sono stati istallati dei sistemi ottici sul ponte, sono stati fatti 5 sondaggi geognostici profondi fino a 45 metri ed è stato eseguito circa un chilometro di tomografie, sia sismiche che elettriche, al fine di ricostruire il cuneo di sabbia nel sottosuolo», riferisce Colantonio.
LA ZONA ROSSA. Al termine dello studio di Colantonio, il Comune valuterà se chiedere alla Regione una riclassificazione delle aree da bianche a rosse. Ma, avverte Di Primio, «la zona rossa non è la panacea di tutti i mali e non vuol dire avere subito i contribuiti economici. Bisogna fare molta attenzione: perché significa anche bloccare un’intera area e deprezzare il valore degli immobili».
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