Di Primio: «Sono pronto a dimettermi»

10 Novembre 2018

Il sindaco conta i suoi: scrive una lettera di fine mandato e chiede ai consiglieri di firmarla. «Se non ci sono i numeri, lascio»

CHIETI. «Sono pronto a dimettermi. Potrei lasciare in qualsiasi momento e lo farò subito se dovessi valutare che non ho più possibilità di dare qualcosa alla città, perché non ci sono più i numeri in consiglio comunale». Il sindaco Umberto Di Primio confessa «amarezza e rabbia» per la bocciatura della vendita della farmacia comunale e si dice pronto «a tornare a fare l’avvocato. Perché io, al contrario di altri in consiglio comunale, un lavoro ce l’ho».
LETTERA DI FINE MANDATO. Ai consiglieri di maggioranza arriverà una lunga lettera con il programma di fine consiliatura che il sindaco proporrà alla loro attenzione per concordarne gli obiettivi. Poi chiederà loro di sottoscriverla, cercando di capire chi è dentro e chi è fuori. Se non ci sono i numeri, si dimetterà. Lealtà, conoscenza, consapevolezza, programmazione: questo quello che il sindaco chiederà a chi deciderà di stare con lui. Il documento verrà discusso in una riunione di maggioranza da convocare a stretto giro.
I RIBELLI. Intanto il dialogo non sembra completamente interrotto con almeno uno dei cosiddetti “ribelli”, vale a dire i consiglieri della maggioranza che non hanno votato sì alla vendita della farmacia. Dalla categoria Di Primio tira fuori infatti Diego Costantini, con cui ci sono stati dei contatti. Costantini è stato cacciato dal suo partito, la Lega, proprio per essersi astenuto sulla vendita. Ma Di Primio assicura di non essere stato lui a chiederne l’epurazione, fatto che comunque ha spinto il consigliere a dire che la prossima volta sulla farmacia, anziché astenersi, voterà no. E dunque, la porta sbattuta in faccia dalla Lega a Costantini si è rivelata un boomerang per lo stesso Di Primio, che infatti ora ne prende le distanze. Ma se con Costantini si è riaperto un dialogo, la stessa cosa non si può dire per gli ex di Forza Italia Stefano Rispoli e Mario Troiano e i due dell’Udc Mario De Lio e Roberto Melideo (quest’ultimo non ha ancora aderito formalmente all’Udc in consiglio). Rispoli viene bollato semplicemente come «uno che voleva fare l’assessore e non ci è riuscito, tra l’altro non per colpa mia». Troiano come «uno che mi dice sempre che mi vota e poi non lo fa». Mentre per i due Udc il discorso diventa politico.
LISTA REGIONALE CONTRO L’UDC. «Come può un partito di centrodestra come l’Udc mettere in crisi uno dei Comuni principali del centrodestra abruzzese?», chiede il sindaco. «Se il Comune va in crisi per colpa dell’Udc, io faccio una lista alle regionali perché non voglio correre con un centrodestra che ha con sé l’Udc. Basta con questa ambiguità: non si sta in maggioranza votando contro la maggioranza. È una questione di lealtà».
L’UDC FA SPALLUCCE. Mentre De Lio e Melideo replicano duramente all’attacco di Di Primio che li ha chiamati “traditori”, il leader del partito Andrea Buracchio non si scopre. L’ex sindaco ritiene che la questione non sia politica ma amministrativa, «e sul piano amministrativo i nostri consiglieri hanno libertà di comportarsi come credono». E sull’assessore Udc Antonio Viola costretto a ritirare le deleghe, Buracchio se ne esce con una battuta che la dice lunga sullo strappo interno al partito: «Uno stipendio in meno a carico del Comune».