Di Primio è avanti ma c’è il ballottaggio

Sfida al secondo turno con il candidato del centrosinistra Febo
CHIETI. Di Primio avanti, Febo insegue ma la partita comincia da capo. Finisce al ballottaggio il primo turno delle elezioni di Chieti. Ma il vantaggio del sindaco uscente non incolmabile. Alle 2 di ieri i punti di distanza tra Umberto Di Primio e Luigi Febo erano cinque: 35% a 30, cambiati nella notte, ma il dato dei supplementari era ormai certezza con uno degli altri candidati sindaco, Bruno Di Paolo, detentore della chiave di volta delle elezioni.
Aveva il 10% alle 2 il leader di Giustizia sociale, l’uomo- partito che da solo può far vincere i due finalisti. Ma Di Primio sgombera subito il campo: «Nessun apparentamento», dice il sindaco uscente, «noi del centrodestra ci alleiamo solo con i cittadini. Punto e basta».
La parola passa quindi al centrosinistra dove al contrario, ieri notte, nessuno se l’è sentita di sbattere la porta in faccia all’ago della bilancia che, per telefono, si schernisce ma non esclude patti. Il ballottaggio teatino diventa una partita a tre in cui non reciteranno ruoli da protagonista gli altri competitor. A partire dall’Altra Chieti del candidato Enrico Raimondi, alleato con Sel che, sempre alle 2 viaggiava su un interessante 6-7% che, di per sé gli garantisce la presenza di due se non tre consiglieri. Quindi non ha motivo di apparentarsi. Ma per Raimondi non è un discorso di opportunità, per lui resta coerenza. Passiamo così ai 5 Stelle di Ottavio Argenio che questa volta, rispetto al 26% delle regionali di un anno fa, non sono esplosi. Il dato, alle 2 era del 12%. Ma neppure loro si apparentano: lo dicono a priori. Se poi osservi i nomi in lista e ne scopri la trasversalità di provenienza sarebbe un apparentamento del tutto ingovernabile.
Arriviamo così ai salviniani del candidato Antonello D’Aloisio attestati al 4,5% quando le sezioni era 20 su 57. Un ottimo dato da interpretare però in modo accorto. Noi con Salvini ha tolto voti al centrodestra, e dietro le quinte dell’alleanza con il Pli si cela il nome di Daniele Toto che tutto farebbe tranne che dare una mano a Di Primio. Quindi i suoi sono punti a favore di Febo che rincorre con grandi chance di aggancio e sorpasso.
Due settimane sono tante e sufficienti per recuperare lo svantaggio. La carta Di Paolo per di più è sempre buona tutot dipenderà dal quantum. Nessuno gridi allo scandalo, questa è la politica soprattutto se su Chieti aleggia lo spirito di D’Alfonso che - stando a quanto ha affermato lo stesso Di Paolo - avrebbe già offerto all’uomo partito la poltrona dell’Ater che il leader di Giustizia sociale ha però rifiutato. Ma il ballottaggio azzera tutti e tutto.
«Ci giochiamo i tempi supplementari», dice infatti Silvio Paolucci, tra i primi ad affacciarsi ieri notte nella sede elettorale di Febo insieme con Camillo D’Alessandro, Filippo Di Giovanni, Chiara Zappalorto, l’ex sindado Ricci e il renziano Marzoli. Mentre al piano di sotto, nella sede del centrodestra il popolo di Di Primio si godeva la vittoria del primo round da cui escono altri verdetti come il ridimensionamento dell’Udc di Buracchio, l’estremo frazionamento dei voti e la scomparsa degli altri due competitor, Donato Marcotullio e Roberto Di Monte. Ma questa è storia passata: pensiamo al 14 giugno.
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