Di Stefano avanti al 39% ballottaggio con Ferrara

23 Settembre 2020

La Lega non sfonda, si torna al voto il 4 e 5 ottobre. Terzo Di Iorio al 20%

CHIETI. Si arresta al 16,96% la marcia della Lega su Chieti nonostante le 4 visite di Matteo Salvini in un pugno di mesi. La Lega del candidato sindaco Fabrizio Di Stefano, almeno per ora, non è un treno che porta il centrodestra al trionfo: niente vittoria al primo turno malgrado la presenza in lista di tre assessori e del presidente del consiglio comunale uscenti. Si va al ballottaggio il 4 e 5 ottobre con il candidato del centrosinistra, Diego Ferrara (21,50%), che vince il testa a testa con Bruno Di Iorio per una manciata di voti: 335. «Intanto, il primo sono io e gli altri devono recuperare lo svantaggio», avverte Di Stefano con la coalizione al 38,96%. Il centrodestra ha preso 12.381 voti; Di Stefano 11.159. Sono le elezioni del voto disgiunto. «Di Stefano resta il favorito», dice l’uscente Umberto Di Primio (FdI). Ferrara, più votato delle sue liste, inizia la rincorsa: «Sono l’uomo dell’ascolto e del dialogo», dice, «e chiunque vorrà parlare con me di programmi per la città sarà ben accetto. Con i dati di queste elezioni in mano, Di Stefano ha perso». Si aprono altri 15 giorni di caccia ai voti per il dopo Di Primio: uno contro uno.
In città la Lega è il primo partito del centrodestra ma ora è tallonata da Fratelli d’Italia che sfiora il 14%, ancora in ascesa senza il traino del candidato sindaco (opzionato da Salvini) e senza passerelle della leader Giorgia Meloni che avrebbero potuto orientare il voto degli indecisi (ma anche incrinare i rapporti di forza nella coalizione): «Siamo il secondo partito in città e, se penso da dove siamo partiti, c’è da essere contenti», dice il coordinatore provinciale FdI Antonio Tavani. L’Udc di Andrea Buracchio resta una presenza costante intorno al 9%. Le tre liste civiche della coalizione sono tutte sotto il 3% e restano fuori dal Comune.
Ancora nel centrodestra, ma sotto la bandiera del civismo, Mauro Febbo, assessore regionale autosospeso da Forza Italia per puntare tutto su Bruno Di Iorio, finito terzo a ridosso di Ferrara, conserva un diritto di influenza sulle sorti della città: Di Iorio arriva al 20% e Forza Chieti, la lista di Febbo, quasi all’8. Un numero che assegna a Febbo il ruolo di possibile ago della bilancia in vista del secondo turno. «Un risultato esaltante», commenta Febbo, «ci davano ultimi, mentre quelli che volevano vincere al primo turno si sono fermati a un misero 38%. Significa che restante il 63% dei cittadini ha bocciato l’amministrazione uscente». Di Iorio è certo: «Di Stefano? Ci ha preso una scoppola».
Si avvicina al 13% Paolo De Cesare, l’altro candidato civico, e anche la sua percentuale apre la strada a eventuali accordi da stringere nei prossimi 15 giorni.
Nel centrosinistra, con il candidato sindaco scelto in ritardo rispetto agli avversari, il ballottaggio è già un risultato. Ancora centrodestra contro centrosinistra come 5 anni fa quando Di Primio vinse contro Luigi Febo. Ferrara non chiude le porte ma un punto fermo c’è: «Sono di centrosinistra, poi, per la città si può parlare di tutto ma senza travalicare certi paletti».
Il M5s di Luca Amicone naviga al 6% ed è poco per una città con due consiglieri uscenti, entrambi non ricandidati per le frizioni con i vertici locali grillini, e rimasti ai margini della campagna elettorale. Il M5s conta, poi, anche due consiglieri regionali in carica – Barbara Stella che si è spesa per Amicone e Sara Marcozzi che non ha preso posizione – e la deputata Daniela Torto, in prima linea per sostenere il candidato grillino.