Di Stefano: pronto alle primarie se Berlusconi le chiederà a Salvini
Scontro sulla proposta di Forza Italia, il candidato della Lega: non mi tiro indietro, ma serve il sì di Roma Domani la riunione di Febbo e Pagano con il gruppo locale, poi la trattativa diventerà nazionale
CHIETI. «Le primarie? Il gruppo locale di Forza Italia ha avanzato una legittima richiesta. Adesso, se Berlusconi andrà da Salvini a chiedergli di fare le primarie per scegliere il candidato sindaco di Chieti e Salvini gli dirà di sì, allora, non avrò alcun problema a confrontarmi con gli altri». Fabrizio Di Stefano della Lega parla chiaro: in assenza di una richiesta di Berlusconi in persona e di un via libera di Salvini, il candidato resta lui. L’ex senatore e deputato, indicato da Salvini il 22 dicembre scorso con la parata al Supercinema, si sente già il candidato tanto da annunciare i primi passi della campagna elettorale: incontri con gli imprenditori, l’università d’Annunzio, associazioni, esponenti del volontariato e della cultura e parroci. Ma la fuga in avanti di Salvini e della Lega non è piaciuta a Forza Italia: proprio da questo dissidio, è nata la proposta delle primarie lanciata da Marco D’Ingiullo, capogruppo in consiglio comunale e fedelissimo dell’assessore regionale Mauro Febbo. Forza Italia parlerà delle primarie domani alle 17.30 durante un incontro all’hotel Iacone tra Febbo, il senatore e coordinatore regionale Nazario Pagano, tutti i consiglieri comunali – insieme a D’Ingiullo ci saranno anche Emiliano Vitale, Maura Micomonaco e Maurizio Costa – e l’assessore Emilia De Matteo.
È Di Stefano il principale bersaglio di Forza Italia e lui risponde così: «Sono sempre stato un estimatore delle primarie e le proposi anche prima delle ultime elezioni regionali ma, in quel caso, non mi sembra di ricordare condivisione da parte di Forza Italia. Comunque, mi sembra strano che una proposta del genere arrivi soltanto adesso dopo l’indicazione di Salvini». Di Stefano ragiona così: se a scegliere il candidato è stato Salvini, soltanto lui potrà fare un passo indietro. «Le scelte si fanno al tavolo nazionale», ricorda Di Stefano, «quindi, se D’Ingiullo farà cambiare idea a Salvini, allora, io non avrò alcun problema a fare le primarie».
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche Fratelli d’Italia, pronto ad appoggiare il leghista: «Da Roma è arrivato l’input per Di Stefano e a Roma si deve parlare anche delle primarie», dice Antonio Tavani, coordinatore provinciale di Fdi, «il nostro partito è sempre stato a favore delle primarie ma in questo caso, con il passo importante di Salvini, non mi sembra il caso. Quindi, se la palla tornasse al tavolo regionale o locale, noi non avremmo problemi a fare le primarie».
Anche Paolo De Cesare, imprenditore e componente del cda del Teatro Marrucino intenzionato a candidarsi a sindaco, non si tirerebbe indietro: «Con regole ben definite e corrette parteciperei. La proposta che arriva da Febbo è lungimirante in quanto le primarie sono uno strumento di democrazia anche se, nei partiti e nella coalizione, ci sono logiche verticistiche di cui non si può fare a meno. Di una cosa sono certo: ci vuole un rinnovamento della classe dirigente e se il centrodestra vuole vincere le elezioni ci sarà bisogno di una forte discontinuità e questo si potrà ottenere solo pescando dalla società civile».
Lascia una porta aperta anche Maurizio Formichetti, funzionario della prefettura e rappresentante del ciclismo, ben visto da Febbo: «Potrei pensarci e valutare le condizioni anche se io non sono un uomo d’apparato. Però, io sono uno abituato a fare il corridore».

