Di Stefano: rilanciare università-ospedale, e patrimonio culturale

20 Giugno 2020

Il candidato del centrodestra: l’economia deve ripartire Per questo puntiamo anche sulle risorse comunitarie

CHIETI. Proponiamo al candidato del centrodestra Fabrizio Di Stefano (Lega) le stesse cinque domande che abbiamo fatto al candidato di centrosinistra.
La sua coalizione è già chiusa o può essere ancora allargata?
«La coalizione è pronta, ma auspico che si possa ancora allargare. Aspettiamo le decisioni del tavolo romano che si sta riunendo in questi giorni e auspichiamo, con questo passaggio, di recuperare anche Forza Italia; allo stesso modo auspichiamo che anche altre formazioni civiche vogliano condividere con noi il progetto politico».
Quale sarà il prossimo passo della campagna elettorale?
«Definiremo in settimana il messaggio di comunicazione che ci contraddistinguerà e apriremo ufficialmente la sede elettorale la settimana prossima. Nel frattempo abbiamo già cominciato una serie di incontri per spiegare il nostro progetto».
Di che cosa ha bisogno, secondo lei, la città?
«Chieti ha bisogno, come tutte le città italiane e quelle europee devastate dal coronavirus, di ripartire dopo la crisi sanitaria e la conseguente crisi socio-economica. Per fare questo dobbiamo puntare sulle risorse comunitarie, da impiegare per valorizzare il patrimonio cittadino, rappresentato in particolar modo dal binomio università-ospedale per quanto riguarda la parte bassa della città e dall’enorme patrimonio culturale e storico-architettonico della parte alta».
Quale potrebbe essere il primo problema da affrontare nel caso fosse eletto sindaco?
«Non c’è una priorità assoluta. Certamente quella di far ripartire l’economia. Inoltre, poiché il Covid ha impattato fortemente anche sull’ospedale, già di per sé provato dalla venuta meno della disponibilità dei blocchi C e F, sarà necessario lavorare in sinergia con Regione e Asl. Ma questa è una delle tante priorità che la città ha».
Come giudica l’amministrazione Di Primio?
«Come tutte le cose al mondo, possiamo vedere bicchieri mezzi vuoti e mezzi pieni. Io sono abituato a vedere la parte piena e infatti penso alle tante opere programmate e finanziate lasciateci in eredità. Ovviamente c’è anche la restante parte mezza vuota del bicchiere, che è condizionata dalle difficoltà economiche in cui l’ente si trova e dalla necessità di rivederne la macchina organizzativa».