Di Tizio: la nuova linea ferrovia? Così danneggia le riserve di acqua

Il 70enne giornalista teatino: incarico inaspettato che mi trasmette un grande senso di responsabilità Sul Jova Beach a Vasto: «Il Comune non ci ha ascoltato e noi abbiamo ritirato il marchio dall’evento»
CHIETI. Dopo anni all’insegna dell’impegno ambientalista, il giornalista teatino Luciano Di Tizio è arrivato al vertice nazionale del Wwf. Un traguardo per lui inaspettato, come rivela nell’intervista al Centro.
Presidente Di Tizio, si aspettava questo incarico? «Non me l’aspettavo affatto. Non mi aspettavo neanche di far parte del consiglio nazionale, avevo accettato la candidatura ma non pensavo proprio di farcela. E ora questo nuovo incarico mi infonde un grande senso di responsabilità. Farò il possibile per dare il meglio di me stesso. L’impegno e il lavoro da fare sono notevoli, ma mi conforta il fatto che in questa organizzazione c’è un consiglio nazionale e uno staff di prim’ordine che mi aiuteranno molto».
Tra le principali criticità abruzzesi, di questi tempi, c’è la crisi idrica, cosa proponete come associazione a riguardo? «Sembra che non si sia proprio capito che dobbiamo cambiare radicalmente il nostro modo di approcciare le emergenze, a partire da quella idrica. Costruiamo città tagliando alberi e riducendo all’osso le aree verdi. La nostra capacità di resilienza è diminuita rispetto a 50 anni fa, quando avevamo tante strade non asfaltate, ora invece l’acqua non penetra nel terreno, non lo arricchisce e scende a valle. Trovo allucinante il fatto che nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ci sia pochissimo spazio per il settore idrico. In Abruzzo i dati di dispersione idrica sono altissimi e dunque si dovrebbero utilizzare i fondi europei per rifare le reti. Stesso discorso vale per l’agricoltura: dovremmo costruire nuovi bacini e canalizzare le acque. È inoltre fondamentale liberare i fiumi e il mare nella parte più vicina alla costa e alle rive dalle costruzioni: mare che si innalza e fiumi con ampia portata saranno un problema».
Cosa pensa del progetto di velocizzazione della linea ferroviaria Pescara-Roma? «La ferrovia può essere un vantaggio perché il trasporto su ferro è meno inquinante di quello su gomma. Ma nel progetto si parla di bucare il Morrone, una riserva d’acqua immensa, che disseta tutta la vallata del fiume Pescara. Bucare quella montagna significa fare danni pazzeschi alle riserve d’acqua. Bisogna studiare un percorso che sia quanto meno possibile impattante sull’ambiente e anche per quanto riguarda le esigenze dei cittadini». A Chieti vi siete battuti contro i centri commerciali vicino al fiume Pescara. «Il primo centro commerciale Megalò esiste in virtù di una legge regionale che rimase in vigore solo quattro mesi e che consentiva alle costruzioni e ai progetti Prust di evitare l’analisi di valutazione di impatto ambientale. Se la valutazione di impatto ambientale fosse stata fatta, probabilmente non sarebbe nato quel progetto a suo tempo. La legge che ne ha permesso la realizzazione era in contrasto con la normativa europea e infatti dopo quattro mesi venne abrogata. Assurdo continuare a costruire a ridosso dei fiumi». Cosa pensa del Jova Beach party a Vasto? «Ogni anno sulle spiagge italiane ci sono chilometri spianati dalle ruspe per piantare foreste di ombrelloni. Jovanotti è tra i pochi che valutano l’impatto ambientale dei concerti in spiaggia. Sul concerto di Vasto siamo intervenuti più volte facendo considerazioni che hanno portato, in diversi posti, a spostare il concerto, in altri anche a rinunciare, in altri ancora a trovare protocolli migliorativi per le spiagge. A Vasto abbiamo chiesto alcune cose al Comune e agli organizzatori: questi ultimi hanno risposto positivamente facendo le cose che avevamo chiesto, il Comune di Vasto invece non ci ha ascoltati e a questo punto siamo stati costretti a ritirare il logo Wwf dalla tappa di Vasto».
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