Di Vincenzo presidente della rinascita

15 Aprile 2015

La Camera di Commercio sceglie il figlio di Dino. Determinanti i De Cesare. Scastiglia ko, Saraceni accusa: patto col diavolo

CHIETI. Alla Camera di commercio si riapre l’era Di Vincenzo. Con 26 voti a favore, una scheda nulla e una bianca, il successore di Silvio Di Lorenzo è l’imprenditore Roberto Di Vincenzo, figlio di uno storico ex presidente dell’ente camerale, Dino Di Vincenzo. Proprio questa parentela, come altre che ci sono nel nuovo consiglio camerale, non ha mancato di suscitare polemiche in una seduta che, per certi versi, si è dimostrata al vetriolo. Ad aprirla, ieri mattina nella sede di piazza Vico, è stato il segretario generale Paola Sabella che ha dato anche alcune cifre per far comprendere il peso della Camera di commercio teatina, che rappresenta 45.720 aziende, il 30,8% delle imprese abruzzesi. Le operazioni di voto sono state presiedute dal consigliere più anziano, Pietro Iacobitti. Ma la discussione si è accesa quando ha preso la parola Savino Saraceni, presidente Cna, l’associazione che aveva avanzato la candidatura del proprio direttore provinciale, Letizia Scastiglia. Saraceni ha ripercorso le concitate vicende che hanno visto andare in pezzi lo schieramento Scastiglia. «Non sapevamo che nella nostra Camera di commercio si vanno formando delle dinastie», ha attaccato Saraceni, «figli che prendono il posto dei genitori. Due membri della stessa famiglia nello stesso Consiglio camerale. Elezioni che più che un atto di condivisione sembrano un atto di successione. Scelte che si prendono come fossero affari di famiglia». E poi ancora: «Persone che prendono impegni e poi li disattendono. Ma noi non ci riteniamo sconfitti. È solo che abbiamo trovato compagni di viaggio impreparati. Gente che ha fatto il patto col diavolo. La delusione è tanta, ma non ci arrendiamo». Dei tanti tirati in ballo, in due hanno replicato. Il primo è stato Roberto Di Cicco, di Confcommercio, uno di quei “compagni di viaggio impreparati”, che ha parlato subito dopo lui. L’altra replica è stata quella istituzionale del neo presidente, nel suo discorso d’insediamento. Di Cicco ha sottolineato che non è stata Confcommercio a tirarsi indietro per prima: «C’era un accordo», ha detto il consigliere camerale, «voi per primi lo avete disatteso e noi ci siamo sentiti liberi». Il presidente Iacobitti a quel punto ha deciso di richiamare l’assemblea all’ordine, ricordando che stava concedendo la parola per dichiarazioni di voto e non per altro. A quel punto ha preso la parola Angelo De Cesare che ha rispettato il richiamo di Iacobitti e così ha avanzato ufficialmente la candidatura di Di Vincenzo, non senza tradire un po’ di emozione sia per il fatto che «dopo 30 anni di vita associativa in Confindustria non ho mai ricoperto la carica di consigliere camerale», sia perché «questa sede dell’ente è stata costruita dalla mia famiglia negli anni Venti, inaugurata nel 1930 dall’impresa ingegner Angelo e Carmine De Cesare». Il costruttore, che ha anche il figlio Paolo nel Consiglio camerale, non ha fatto accenno alle polemiche. Al termine del voto, Di Vincenzo, non senza emozione, ha ringraziato tutti, ha fissato le priorità del suo mandato (fusione con Pescara, campus Automotive e via Verde dei trabocchi) e ha risposto a chi parlava di “dinastia”, dicendosi “orgoglioso” del padre, ma anche di aver fatto un percorso imprenditoriale del tutto diverso. A spegnere la polemica è stato il responso delle urne, dopo che anche l’esponente di Coldiretti, Giordano Nasini, ha fatto capire che votava Di Vincenzo. Gli unici due a non averlo votato sono stati Scastiglia e Saraceni. La partita si è chiusa con un brindisi finale al Caffè Vittoria, con tutti i sostenitori, compreso Armando Tomeo, la cui opera è stata preziosa per allargare lo schieramento Di Vincenzo. L’appuntamento ora è a fra due settimane per l’elezione dei due vice presidenti. Il vice vicario sarà la presidente di Confcommercio, Marisa Tiberio.

L’altro potrebbe essere il giovane Paolo De Cesare. Ma si parla anche di una modifica allo statuto per far posto a un terzo vice presidente, ovvero il direttore di Confesercenti, Lido Legnini.