Diagnosi di contagio da Covid-19: un test svela infezioni pregresse

CHIETI . Un test sierologico per la diagnosi di pregressa infezione da Covid anche in soggetti vaccinati. È quanto disponibile al Cast (il Centro studi e tecnologie avanzate) dell’università d’Annunzi...
CHIETI . Un test sierologico per la diagnosi di pregressa infezione da Covid anche in soggetti vaccinati. È quanto disponibile al Cast (il Centro studi e tecnologie avanzate) dell’università d’Annunzio. Nei laboratori diretti dal professor Liborio Stuppia, presidente della scuola di medicina e scienze della salute della d’Annunzio e dal professor Vincenzo De Laurenzi, docente al dipartimento di Tecnologie innovative in medicina e odontoiatria dell’ateneo, è infatti disponibile un nuovo test diagnostico per la misura degli anticorpi anti-nucleocapside.
Lo stesso test permette di rilevare qualitativamente le IgG anti-N che si sviluppano solo in seguito all’esposizione al virus e pertanto distinguibili dalle IgG anti-Spike, che si producono, invece, anche a seguito della vaccinazione. Con l’esame eseguito su sangue venoso, quindi, si può sapere se il paziente ha avuto infezione da Covid in passato, indipendentemente dal fatto che abbia avuto sintomi, che sia stato vaccinato o che abbia avuto un tampone positivo.
«L’implementazione del servizio di dosaggio degli anticorpi IgG anti Sars-CoV-2 diretti verso il nucleocapside virale», spiega la professoressa Damiana Pieragostino, docente di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica al dipartimento di Tecnologie innovative in medicina e odontoiatria della “d’Annunzio” e ricercatrice al Cast, «si inserisce nell’ampio pannello di test disponibili nel nostro istituto per la diagnosi e il monitoraggio della pandemia. La positività al test indica una pregressa infezione anche quando il virus non è più rilevabile nei campioni biologici. Gli anticorpi in grado di riconoscere il nucleocapside», continua la professoressa, «vengono prodotti solo in seguito all’infezione naturale. I vaccini attualmente approvati, infatti, espongono al sistema immunitario solo la proteina Spike e non altre strutture proteiche del virus come, appunto, il nucleoclapside. Il test», conclude, «è utile per la valutazione della sieroprevalenza nella popolazione generale, soprattutto in considerazione dell’alto tasso di vaccinati e nel supportare la diagnosi in soggetti che sospettano una pregressa infezione pur non avendo mai avuto un tampone positivo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

